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1.Quadro di sviluppo e target delle interconnessioni
Premesse. L' attenzione naturale dell' Europa e dell' Italia in particolare nei riguardi del bacino mediterraneo, sta progressivamente evolvendo con maggiore interesse presso le diverse istituzioni pubbliche e private, nel quadro di quelle comunitarie, la quali hanno da tempo avviato alcuni specifici programmi di cooperazione come il MEDA, che adesso trovano una maggiore operatività anche a livello nazionale.
L' interesse della U.E. verso i paesi limitrofi, forse concentrato maggiormente in questi ultimi anni verso i paesi dell' est, viene adesso rivolto con la stessa intensità, verso la sponda sud dell' Unione, e cioè all' intero bacino mediterraneo ed al Medio Oriente, dopo una fase di relativo stallo che non ha permesso il decollo della auspicata collaborazione multilaterale regionale nelle forme auspicate..
Il nuovo strumento di attuazione della politica di prossimità ENPI ( European Neighbourhood and Partnership Instrument ) si propone di sviluppare la cooperazione transfrontaliera e lo sviluppo regionale integrato attraverso programmi congiunti tra autorità ed organismi dei paesi dei diversi bacini geografici, concentrando l' attenzione su alcune linee guida di sviluppo già individuate, nel cui ambito operano le regioni italiane obiettivo 1 con l' obbiettivo di sviluppare le iniziative di internazionalizzazione dei loro sistemi socio-economici nel contesto preferenziale del mediterraneo.
Tra gli elementi trainanti individuati per l' integrazione dei sistemi vi sono le diverse interconnessioni infrastrutturali, sia materiali che immateriali, indispensabile supporto per lo sviluppo dei mercati e delle relazioni bilaterali tra tutti i partners mediterranei; tra questi emergono certamente come prioritari progetti legati allo sviluppo delle reti transmediterranee dei trasporti e logistica, dell' energia e delle nuove tecnologie dell ‘informazione verso le aree limitrofe e quei paesi della sponda sud mediterranea e dei Balcani che sono gli interlocutori naturali della unione Europea.
In questo contesto l' Italia, le regioni meridionali e la Sicilia in modo particolare si collocano in una situazione privilegiata, non solo per la posizione geografica di centralità nel mediterraneo, vero ponte naturale tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente, ma anche per i tradizionali legami storici , culturali ed umani intercorrenti da sempre con gli altri paesi rivieraschi; occorre favorire il processo di internazionalizzazione per la creazione di nuove attività in questi paesi, sia per rispondere alle crescenti richieste dei mercati interni, sia per produzioni destinate all' Europa, o addirittura destinati ad altre parti del mondo, ormai considerato un unico e competitivo mercato globale.
L' analisi relativa allo sviluppo delle infrastrutture nell' Area Mediterranea verrà sviluppata nell' ottica del principio delle politiche di decentramento dell' Unione secondo cui “tutto ciò che può essere deciso e gestito meglio sul posto non deve essere deciso e gestito a Bruxelles”; l' attività di definizione dei programmi dovrà essere quindi verificata con i singoli Paesi tenendo conto delle azioni più interessanti fin qui sviluppate dall' Unione e dalle iniziative bilaterali di cooperazione attivate dai singoli Paesi del Bacino Mediterraneo, Medio Oriente e Balcani.
Il contesto dell' analisi infrastrutturale dovrà essere sicuramente incorporato nella visione di uno Spazio di Libero Scambio Euromediterraneo, quale è stato ipotizzato dall' iniziativa di Barcellona e successivamente confermato attraverso azioni pratiche di promozione della cooperazione industriale e tecnologica. Il sostegno alla transizione economica dei singoli Paesi con il supporto di un' attività di ricerca è stato realizzato nel tempo dal Forum Euromediterraneo degli Istituti Economici (FEMISE) creato nel 1997, nonché dalle azioni di studio a supporto dei programmi CARDS per quanto concerne l' area balcanica ed est europeo. Gli elementi utili risultanti da questi studi saranno anch' essi assunti per la selezione dei progetti da proporre per l' attuazione alle Regioni Italiane.
Risulta evidente che le molteplici sinergie tra le esperienze, il know-how, la distribuzione commerciale e la presenza consolidata sui mercati europei e internazionali maturate dalle aziende italiane, con le favorevoli condizioni in termini di oneri e disponibilità di mano d' opera, di costo dell' energia, di disponibilità di aree dei paesi della sponda sud del Mediterraneo, possono favorire lo sviluppo di una crescita socio-economica diffusa ed equilibrata dell' intero bacino.
Nel mercato mondiale globalizzato. sempre più informatizzato ed interconnesso in modo virtuale, bisogna comunque evidenziare che vi sono comunque i momenti in cui gli accordi e transazioni avviate a distanza necessitano dello spostamento fisico e del trasporto delle materie prime, dei semilavorati, dei prodotti finiti; infatti in mancanza di un efficace sistema di movimentazione i costi finali ed il regolare rifornimento dei mercati possono essere negativamente influenzati, determinando così l' effettivo e duraturo successo o meno delle varie iniziative di interscambio.
A questo fine è indispensabile che venga programmata e realizzata una vasta rete di interconnessioni infrastrutturali e di trasporto che copra l' intero bacino del mediterraneo, con la stessa diffusione ed efficienza di quanto sviluppato negli ultimi decenni in Europa e di quanto si sta programmando per i paesi dell' est di recente adesione alla Unione;si tratta di trasformare questo concetto astratto in un fatto concreto, in un sistema-regione nel quale le infrastrutture ed i sistemi di mobilità e trasporto ne costituiscano uno degli elementi portanti e fondamentali.
Per completare il quadro dei collegamenti euro-mediterranei, finalizzati alla integrazione economica ed internazionalizzazione dei sistremi economici dei paesi rivieraschi, è altrettanto necessario che vengano di pari passo sviluppate tutte le altre infrastrutture, da quelle energetiche, mediante il potenziamento dei gasdotti transmediterranei, il miglioramento delle reti elettriche dei vari paesi e le loro interconnessioni, a quelle delle telecomunicazioni, l' utilizzo delle tecnologie ITC avanzate e satellitari, per consentire l' indispensabile facilità di collegamento attraverso le reti informatiche, internet, trasmissione dati e quant' altro ormai parte integrante di tutte le attività commerciali e d' interscambio.
Questa “regione mediterranea” allargata potrebbe effettivamente prendere corpo con una fattiva azione comune, a livello nazionale ed internazionale ed essere in futuro un riferimento, non solo per motivi geografici ed ambientali, come un modello di sviluppo economico integrato ed eco-compatibile, basato sulle risorse umane e le attività produttive dei vari settori e paesi.
I principali settori d' intervento ai quali guarda il programma di “Italia internazionale :sei regioni per cinque continenti” mirato alla sviluppo dell' internazionalizzazione ed integrazione dei mercati e di interesse delle regioni meridionali italiane sono quelli di:
- trasporti e logistica (strade, ferrovie, porti, aeroporti, inclusi i sistemi intermodali e interoperativi di scambio);
- energia (petrolio, gas, energia elettrica, fonti rinnovabili e centri di supporto/sistemi di potenza per le interconnessioni);
- Information Communication Technologies (telecomunicazioni, informatica, telematica, centri di produzione multimediale, sistemi di delivery e ricezione);
- risorse idriche (condotte, bacini, impianti di desalinizzazione, sistemi di controllo);
- sistemi di gestione dell' ambiente (reti raccolta e trattamento, depuratori, discariche controllate, centri di verifica dei parametri di Kioto).
Tra le strategie relative al sistema di trasporti e quelle riguardanti l' energia e le tecnologie dell' informazione esiste un altissimo grado di integrazione e che conseguentemente in questi ultimi anni gran parte degli studi ed interventi in sede europea e di cooperazione mediterranea hanno analizzato e sviluppato i differenti settori secondo una logica convergente e sinergica.
Quest' approccio integrato deve essere sicuramente mantenuto anche in questa azione di identificazione e opportunità di cooperazione transfrontaliera sviluppabili dalle regioni italiane meridionali nei prossimi anni; inoltre accanto alla identificazione degli aspetti strettamente tecnici relativi ai fabbisogni infrastrutturali si dovrà avere la capacità di definire le questioni della effettiva fattibilità economica, e relative ai finanziamenti in una logica di selezione, messa in opera, funzionamento e valutazione. Ormai è auspicabile che la ingegneria finanziaria e la definizione delle fonti di approvvigionamento del credito debba far parte dall' inizio nella identificazione e sviluppo dei vari progetti infrastrutturali. |
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2. Il quadro di riferimento
Tra gli elementi trainanti per l' integrazione dei sistemi vi sono le diverse interconnessioni infrastrutturali, sia materiali che immateriali, indispensabile supporto per lo sviluppo dei mercati e delle relazioni bilaterali tra tutti i partners mediterranei; tra questi emergono certamente come prioritari progetti legati allo sviluppo delle reti transmediterranee dei trasporti e logistica, dell' energia e delle nuove tecnologie dell ‘informazione verso le aree limitrofe e quei paesi della sponda sud mediterranea e dei Balcani che sono gli interlocutori naturali della unione Europea.
Le principali modalità di intervento relative alle infrastrutture di trasporto indicate dalle recenti conferenze sulle PETRA (Priority Transport Areas) sono di natura:
- tecnica, che riguarda l' aspetto costruttivo ma anche le misure connesse per facilitare il commercio, l' attraversamento di frontiere, la standardizzazione e l' armonizzazione dei sistemi operativi;
- metodologica, con la necessità di definire approcci multimodali e la promozione delle catene intermodali necessarie compresi gli aeroporti e i porti marittimi.
Il tema dell' opportunità di cooperazione nel contesto dei trasporti, si legge in maniera certamente diversa se si guarda all' area mediterranea e all' area balcanica.
Nel contesto del Mediterraneo sono stati identificati quattro corridoi maggiori attraverso l' esercizio CORRIMED che hanno una configurazione di questo tipo:
- un corridoio costiero integrato che possa connettere il Marocco alla Turchia (implicando nel tempo anche la Libia finora assente dall' impresa);
- un corridoio interno dall' Egitto alla Giordania;
- un corridoio di accesso al mare dalla Giordania al porto israeliano di Haifa
- e un corridoio che connette i principali centri palestinesi della Striscia di Gaza ad Amman passando per Gerusalemme.
L' attivazione dei Corridoi stradali sud mediterranei è particolarmente sensibile dal punto di vista dei negoziati politici, non essendo sempre facile riportare a fattor comune la problematica dell' attraversamento delle frontiere. I risultati fin qui ottenuti dall' esperienza dell' autostrada del Maghreb possono fornire indicazioni utili per la soluzione delle problematiche indicate.
Nel contesto balcanico la tematica dei corridoi infrastrutturali è marcata dalla proposta di realizzazione del Corridoio X che proviene da Helsinki e giunge in Grecia e del Corridoio VIII che partendo dall' Adriatico si spinge verso l' Asia centrale. Quest' ultimo corridoio è quello che sicuramente pone maggiori opportunità economiche, insieme con maggiori problematiche di tipo politico. L' asse del corridoio è ormai appoggiata sulla parallela disponibilità di vie di trasporto di petrolio e gas naturale a cui l' insieme delle potenze regionali e internazionali sono interessate.
In termini generali comunque esistono dettagliate disponibilità di operazione che riguardano paesi come l' Albania, la Serbia, Bulgaria e Romania che toccano sia gli aspetti di costruzione stradale, sia la messa a punto di nodi di scambio (interporti, magazzinaggio, centri di soggiorno) che sono intimamente legati allo sviluppo del Corridoio VIII.
Anche nel caso dei corridoi appena citati, è fondamentale. Il tema dell' intermodalità che comprende la creazione e l' impiego di aeroporti e porti già attivi o in fase di potenziamento nel contesto dei paesi rivieraschi.
Le lesson learned citabili dall' esperienza fin qui fatta riguardano in ogni caso:
- la natura articolata dell' investimento nel corridoio che crea un' area vera e propria di gravitazione di iniziative economiche lungo il proprio percorso;
- la necessità di assumere l' intermodalità come base per la connettività e l' interoperabilità con la confluenza di mezzi su ruota, ma anche ferrovie e mezzi marittimi per il cabotaggio lungo le coste.
E' quindi indispensabile avviare uno stretto coordinamento tra le varie iniziative della Commissione, dei singoli stati e delle autorità locali per armonizzare i diversi programmi di infrastrutture per il trasporto e mobilità, nonché una diretta già nella fase programmatoria degli operatori privati dei settori interessati: trasportisti, armatori, operatori logistici, albergatori, operatori turistici, etc. al fine di definire un quadro unitario e rispondente alle effettive esigenze territoriali, in grado di favorire uno sviluppo economico diffuso.
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3. Le infrastrutture di trasporto e logistica
L' obbiettivo generale della politica infrastrutturale comunitaria è di raggiungere una maggiore integrazione territoriale tra alcune regioni europee mediterranee con alcuni paesi limitrofi, attraverso la cooperazione transnazionale per elaborare una strategia unitaria per il miglioramento dei sistemi dei collegamenti, in particolare di quelli marittimi ed aerei, e del potenziamento dei trasporti intermodali attraverso la messa a rete di alcuni poli strategici e la creazione di un sistema omogeneo e transnazionale.
I vari programmi d'iniziativa comunitaria, tra cui Interreg III, prevedono interventi localizzati in raggruppamenti di regioni e bacini omogenei tra cui il Mediterraneo e quello Adriatico- Balcanico, aree per la quali le linee-guida nazionali sono state già delineate attraverso di un processo di incontri e consultazioni bilaterali e multilaterali tra i vari paesi membri; tra le attività considerate per le varie sub- regioni europee vi sono le azioni legate ad alcune tematiche considerate prioritarie dalla Commissione, tra cui è evidenziata in dettaglio :
La promozione di sistemi di trasporto efficienti e sostenibili e migliore accesso alla società dell'informazione: miglioramento dell'accesso regionale e locale alle reti ed ai “centri nevralgici“ dei trasporti trans-nazionali e nazionali., promozione dei trasporti intermodali, conversione verso mezzi rispettosi dell'ambiente,
Dalle analisi ed esperienze sviluppate in questi anni uno dei principali fattori di criticità per l'integrazione delle regioni mediterranee, insulari in particolare, e di queste con la sponda sud ed il bacino orientale del mediterraneo, è costituito dalla mancanza di un sistema adeguato di trasporti e comunicazioni, le quali sono ancora spesso basate su programmi di sviluppo ormai obsoleti, che non tengono conto dei profondi cambiamenti macro-economici in atto nell'intera regione in questi ultimi anni e della progressiva integrazione con la U.E. di numerosi paesi.
La recente riscoperta della centralità di questa area nei traffici internazionali dopo decenni di prevalenza delle rotte oceaniche pacifiche ed atlantiche, sta portando ad un aumento costante delle merci sulle rotte est-ovest, nord -sud del Mediterraneo ed alla creazione di nuove o al potenziamento delle strutture portuali e logistiche nella sponda sud dell'Unione Europea ( Algeciras, Marsiglia, Gioia Tauro, Taranto, Pireo, Salonicco sono alcuni degli esempi ) che si pongono ormai in concorrenza con i tradizionali grandi sistemi portuali dell'Europa settentrionale (Le Havre- Rotterdam- Amburgo)
L'incremento demografico costante dei paesi della sponda sud e dell' est, l'avvio di un processo di industrializzazione attraverso le Pmi in alcuni di essi, la crescente complementarietà delle produzioni agricole mediterranee, e la maggiore disponibilità delle aziende europee e locali all'internazionalizzazione, fanno prevedere una crescente domanda di sistemi di trasporto nell'intero bacino, che si ritiene raddoppierà, mediamente nelle varie modalità, nell' arco del prossimo decennio.
L'isolamento delle principali isole e delle regioni più meridionali europee può trasformarsi da un freno per le attività economiche ad una particolare condizione positiva sia per qualità di vita che dei prodotti, sempre che le prospettive aperte dalle reti di comunicazione ed il commercio virtuale, trovino un adeguato supporto fisico per gli spostamenti di persone e merci; un particolare rilievo hanno i grandi progetti infrastrutturali previsti per le comunicazioni all'interno dell'Unione Europea ( ad esempio i corridoi che formano il TEN) che facilitano l'accesso a tutto il continente da alcuni punti nevralgici ei previsti analoghi CORRIMED nei paesi nordafricani e del Medio Oriente.
Lo sviluppo costante del turismo in tutto il mediterraneo (a volte con indici esponenziali) rappresenta ormai uno dei principali fattori di sviluppo economico, sia sulla sponda nord che quella sud, ed anche un elemento basilare della integrazione culturale e sociale delle popolazioni rivierasche, che è uno degli obbiettivi prioritari enunciati e perseguiti dalla conferenza di Barcellona; è evidente che anche questo processo che interessa flussi sempre crescenti di cittadini , europei e non, deve essere supportato da un efficace e capillare sistema di collegamenti terrestri, marittimi ed aerei.
Il miglioramento del sistema dei collegamenti quindi non solo risponderebbe alle crescenti richieste, ma esso stesso diventerebbe condizione e motore di sviluppo economico, favorendo lo scambio tra i sistemi produttivi dei vari paesi, faciliterebbe la creazione di filiere transnazionali e di joint-ventures, rafforzerebbe la collaborazione tra le amministrazioni territoriali delle diverse sub-aree economiche già legate da interessi comuni, e metterebbe le basi per la creazione di nuove imprese e posti di lavoro.
Riflesso indiretto di ciò, mediante l'utilizzo di mezzi più rispettosi dell'ambiente e di sistemi intermodali di trasporto, sarebbe una migliore protezione generale dell'ambiente e delle risorse naturali, elementi ancora più importanti nell'area del Mediterraneo dove esse costituiscono una delle maggiori attrattive turistiche di importanti occasioni di sviluppo economico diffuso sul territorio.
Uno dei target credibili della presente iniziativa è quello di individuare un sistema integrato tra alcune delle principali infrastruttura portuali di entrambe le sponde del mediterraneo per garantire, attraverso l' impiego dei traghetti passeggeri e merci di nuova generazione, che dimezzano ormai i tempi di percorrenza, per garantire un tragitto tra centro-Europa e paesi mediterranei in due o tre giorni sia all' autotrasporto che a quello combinato gomma-ferro. A supporto di questa rete sarà tuttavia indispensabile disporre di una struttura logistica di “centri nevralgici” diffusa attraverso la creazione di nodi intermodali, interporti, parchi ferroviari, aeroporti per le merci, aree doganali e depositi, elementi che fanno ormai parte integrante della catena del trasporto internazionale e senza i quali è difficile assicurare una corretta operatività.
Un altro elemento che a ns. avviso deve essere sviluppato, è quello di riattivare in chiave moderna una delle antiche tradizioni mediterranee, cioè il cabotaggio marittimo mediterraneo, che ha costituito per secoli l' unico sistema d' interscambio del bacino, e non solo commerciale; anche in questo caso si tratta di creare una rete di scali minori, i cosiddetti “spoke”che siano i “feeders” delle grandi strutture portuali “hub” esistenti o di nuova realizzazione, i quali attraverso l' utilizzo di naviglio moderno, la presenza di efficaci sistemi di trasbordo ed l' eeficiente intermodalità con le reti terrestri ed aeree consentano una capillarità del sistema nel medio periodo.
Attenzione dovrà essere anche alla crescente importanza del trasporto aereo per alcune produzioni mediterranee di elevato valore, sia del settore agro-alimentare come le primizie ortofrutticole, i fiori, il pesce, sia di settori come quello farmaceutico, elettronico, componentistica avanzata; in tutto il mondo si sta infatti assistendo alla creazione di aeroporti destinati prevalentemente alle merci ed alla logistica aerea, ed anche nel mediterraneo esistono già alcune opportunità e localizzazioni potenziali in questo senso.
Infine dovranno essere incrementati i sistemi locali di trasporto delle persone, elemento divenuto ancora più rilevante dal costante incremento del turismo nell' intero bacino del mediterraneo, che forse è il principale mercato mondiale, settore quello turistico che per molti paesi già costituisce uno dei fattori principali di sviluppo economico, e che lo può diventare per altri, che hanno ancora grandi risorse non utilizzate; anche qui si tratta di implementare tutte le opportunità dei collegamenti, specialmente con l' utilizzo nelle nuove navi veloci (NGV) di seconda e terza generazione, in grado di collegare ad esempio Sicilia e Sardegna con il nord-Africa in 4/5 ore e con grandi capacità di passeggeri e veicoli.
Entrando nello specifico dell' argomento, è indubbio che gli attuali collegamenti tra tutti i paesi del bacino mediterraneo vadano rivisti, incrementati e sistematizzati sia sulle grandi direttrici nord-sud ed est-ovest e sia s livello di collegamenti locali e frontalieri, è infatti assurdo che per andare in aereo dalla Sicilia o dalla Sardegna in Algeria o Libia si debba andare sino al centro-nord, e così via e non solo per i collegamenti aerei.
E' auspicabile che i grandi progetti allo studio relativi alla viabilità tra Egitto e Marocco, i corridoi europei tra Italia, Grecia, Turchia e Siria, oltre alle ipotesi di attraversamento dello stretto di Gibilterra e quello, ormai programmato, dello stretto di Messina (che potrebbe trovare maggiore valenza appunto in un' ottica transmediterranea) siano le basi per un disegno più ampio ed organico a livello dell' intera area. In questo schema l'Italia, riveste un ruolo del tutto particolare per la sua posizione, al centro dei traffici intercontinentali che attraversano il mediterraneo da est ad ovest e dei collegamenti nord-sud, che saranno assicurati sino alla Sicilia dai corridoi tirreno ed adriatico, una volta completato il ponte sullo Stretto, ponendosi in forma non velleitaria come porta d'ingresso meridionale privilegiata dell'intera unione europea..
Possiamo affermare che gli interventi realizzati negli ultimi decenni nel Mezzogiorno, con il potenziamento delle principali reti autostradali e ferroviarie, con la realizzazione di strutture portuali come Gioia Tauro, e l' ammodernamento di Taranto, Brindisi, con i programmi in corso per i porti siciliani, con il programma di riqualificazione di molti aeroporti meridionali ( Bari, Catania, Brindisi, ect,) ed il futuro ponte di Messina, confermano il ruolo della nostra penisola come percorso naturale di collegamento tra l' Europa settentrionale e centrale ed il Mediterraneo, di cui la Sicilia diventerà il nodo di accesso.
Si tratta quindi in conseguenza di rivedere e potenziare i collegamenti diretti, non più condizionati dalle logiche nazionali e di frontiere ormai superate, tra territori tradizionalmente e storicamente connessi, di favorirne lo scambio commerciale e l'integrazione economica, culturale e sociale, in parte mai interrotta, per rivitalizzare le regioni periferiche ed insulari come elemento di "ponte" d'accesso e tramite verso il resto del bacino mediterraneo, del Medio Oriente e dei Balcani., sfruttando le potenzialità offerte dalla rete italiana di trasporti, raggiungibile facilmente da una vasta area del mediterraneo, con tempi di percorrenza ridotti e la facilità di collegamento con le grandi direttrici autostradali e ferroviarie verso il centro e nord Europa.
In questo quadro complessivo per le sei regioni meridionali partecipanti al Programma sono di particolare interesse due sottobacini nei quali focalizzare l'interesse al fine di individuare le azioni operative più idonee per risolvere le attuali difficoltà di interconnessione infrastrutturale , attraverso un approccio ed una metodologia comune, essi sono:
- Il sotto-bacino del Canale di Sicilia che interessa Sicilia, Sardegna, Calabria, Malta, Algeria, Tunisia, Libia, che unisce le regioni meridionali con alcuni nodi strategici nei paesi nord-africani;
- Il sotto-bacino dell' Adriatico meridionale che interessa; Puglia, Basilicata, Grecia, Croazia, Montenegro, Albania, orientato verso i Balcani ed est mediterraneo
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4. Il sotto-bacino Canale di Sicilia
Questo sotto-bacino interessa principalmente Sicilia ,Sardegna e Calabria, in parte la Campania, regioni periferiche rispetto alle aree forti del centro Europa, ma in posizione baricentrica nel contesto mediterraneo ed al centro dei flussi dei traffici internazionali, e alcuni paesi terzi della sponda meridionale: Marocco,Algeria , Tunisia e Libia, oltre a Malta, diventata ormai un nodo strategico per i trasporti merci a lungo raggio con il “hub” del Freeport.
Le problematiche del sotto-bacino Canale di Sicilia sono caratterizzate da una attuale scarsità ed inadeguatezza dei collegamenti, basati su rotte marittime ed aeree risalenti ormai a vari decenni, che ancora non tengono conto dei mutamenti in atto e dalle prospettive di sviluppo nei rinnovati rapporti socio-economici tra le due sponde mediterranee, e dell'andamento demografico, sempre di più a favore della sponda sud. La presenza di consistenti comunità di cittadini nord-africani nelle regioni meridionali già adesso costituisce una importante domanda potenziale per collegamenti diretti più intensi con tutti i paesi del Maghreb tra cui in particolare l' Algeria, Egitto e Marocco, oltre alla Tunisia già servita da alcuni porti italiani, e non solo durante i mesi estivi con quote di passeggeri che non sarebbero obbligati a servirsi di porti e aeroporti del nord Italia
La crescita costante dei flussi turistici verso il nord- Africa rappresenta anch'essa una domanda potenziale, che si ritiene debba estendersi nei prossimi anni verso altre mete ancora non interamente sviluppate, quali le coste algerine e libiche; non è da sottovalutare il crescente turismo commerciale e d' affari in senso inverso, come dimostra l'altissima affluenza sulle rotte marittime Orano - Alicante, Algeri – Marsiglia, quasi sempre esaurite e il più recente analogo fenomeno su alcune tratte aeree .
I collegamenti aerei diretti tra le regioni meridionali italiane ed il nord-Africa devono essere ancora istituiti o potenziati, mancano infatti rotte regolari verso paesi come l'Algeriae la Libia, mentre sta per diventare operativo un volo stagionale Catania - Marocco; appare quindi opportuno analizzare se vi siano le condizioni per istituire dei collegamenti diretti con alcuni dei più importanti aeroporti nord-africani con frequenze inizialmente diradate, fornendo un servizio che attualmente in gran parte viene svolto la Air-Malta attraverso una accorta politica commerciale, che ha fatti dell' aeroporto di Valetta un piccolo “hub” regionale di connessione, ruolo che potrebbe essere anche assunto da un aeroporto siciliano, dotato di ben altre caratteristiche tecniche, come Catania.
Infine merita una attenzione particolare il ripristino della antica rete di cabotaggio marittimo in questo sotto-bacino, alla luce delle attrezzature portuali a livello di "hub" per le grandi navi porta-containers, i come Gioia Tauro, che darebbero uno sbocco sia sulle grandi rotte intercontinentali che direttamente sul continente europeo ai prodotti dei paesi nord-africani, i quali attualmente devono obbligatoriamente passare per porti estremamente congestionati come Livorno, Genova, Marsiglia,etc. con notevole allungamento dei percorsi,tempi di attesa e movimentazione; sono state già da tempo individuati alcuni porti sulle due sponde in grado di ospitare delle strutture intermodali integrate da moderni centri logistici e di distribuzione.
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5. Il Sotto-bacino Adriatico
Questo sistema che interessa il bacino meridionale dell' Adriatico coinvolge due stati comunitari: Italia e Grecia, ed alcuni paesi dell' area balcanica interessati dai programmi di avvicinamento ed progressiva integrazione economica alla U.E.: la Croazia, il Montenegro (Federazione Jugoslava), l' Albania, e indirettamente anche Macedonia. E Turchia.
La realizzazione del Corridoio Adriatico e l' avvio del Corridoio Internazionale VIII, verso la Turchia e il Medio- Oriente, è una occasione da non perdere per questo bacino, dato che esso può e deve diventare la naturale area di cerniera tra Europa, Balcani e Medio Oriente, in alternativa rispetto ad altri itinerari diretti dal nord Europa attraverso Ungheria, Romania, Bulgaria, verso la Turchia.
Si tratta quindi di avviare immediatamente un programma strategico integrato delle reti di comunicazione dei vari stati attraverso la realizzazione ed il potenziamento dei collegamenti autostradali e stradali, ferroviari, marittimi ed aerei, in grado di consentire una efficace intermodalità, che non solo riduca i tempi morti di interscambio, ma diventi un fattore di maggiore rapidità ed economicità, istradando attraverso la dorsale adriatica merci e passeggeri sulle modalità di trasporto più idonee per ogni regione.
La considerazione che inoltre l' Adriatico è un mare interno, con brevi tempi di traversata, con una portualità assai diffusa e di antica tradizione, con due direttrici stradali costiere parallele, di cui quella sul lato italiano già bene attrezzata, e l' altra in corso di infrastrutturazione, attraverso i singoli programmi nazionali, e che infine si sta ormai costruendo, in alcuni tratti già in fase avanzata, il grande Corridoio trasversale Istambul- Salonicco-Epiro con altre diramazioni, tutte verso la parte centrale e meridionale dell' Adriatico, determina che di fatto già siano tutti gli elementi per farne un vero “sistema integrato” della mobilità e trasporto.
Questo sistema complesso di linee di trasporto stradali deve costituire l'ossatura per un futuro disegno di infrastrutturazione assai più ampio, comprendente anche parchi merci ferroviari, centri di logistica, aree di stoccaggio e magazzini specializzati, zone industriali ed artigianali, servizi ed attrezzature sia per gli operatori, i passeggeri ed i veicoli, localizzati in prossimità dei porti e degli altri nodi nevralgici.
In tale quadro assumono un particolare valore tutti i collegamenti trasversali, specie marittimi, che costituiranno delle vere e proprie autostrade del mare, in diretta continuità con i grandi corridoi terrestri transeuropei ed internazionali; il collegamento Bari-Bar diventerà un indispensabile elemento della cooperazione economica transfrontaliera tra Italia e Croazia meridionale, quelli tra Bari- Durazzo e Brindisi- Valona risponderanno alle esigenze di efficace comunicazione tra Italia ed Albania, ed infine quelli tra Brindisi ed Igoumenitsa e Preveza assicureranno la ormai indispensabile "continuita territoriale" tra due stati membri come Italia e Grecia.
Analogo discorso vale per i collegamenti aerei diretti tra i paesi rivieraschi, attualmente assai ridotti salvo dei voli regolari Bari-Tirana e alcuni stagionali verso la Grecia, mentre la rinnovata capacità e le nuove rotte europee dagli scali pugliesi, permettono di ipotizzare lo sviluppo di nuovi collegamenti interregionali locali. |
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6. Il Settore energetico
Altro elemento fondamentale delle interconnessioni infrastrutturali, finalizzate alla integrazione economica ed internazionalizzazione delle imprese dei paesi rivieraschi, è quello delle reti energetiche, sempre più indispensabili per garantire lo sviluppo socio-economico dell' area, mediante il potenziamento dei gasdotti trans-mediterranei e balcanici, il miglioramento delle reti elettriche dei vari paesi e le loro interconnessioni, lo sviluppo di nuove fonti energetiche e di sistemi di controllo integrati.
Nel settore energetico saranno in questa sede considerate le principali opportunità relative ai settori dell' elettricità, del gas, del petrolio e delle energie rinnovabili. Questi temi sono tutti strettamenti collegati con le tematiche ambientali che verranno analizzate ate nel contesto delle attività oggi previste con la supervisione della Regione Basilicata.
I mercati dell' energia saranno completamente liberalizzati e integrati nell' Area Euromediterranea di libero scambio intorno al 2010. L' aspettativa è che, nonostante le tensioni politiche oggi esistenti (qualunque sia il livello di costo del petrolio e derivati) si possa generare una significativa capacità di risparmio da parte di tutti i Paesi mediterranei a nord e a sud, attraverso la collaborazione nella realizzazione sia di nuovi impianti produttivi, sia soprattutto di impianti di trattamento e distribuzione dei prodotti energetici in forma più razionale ed economicamente vantaggiosa (compreso il tema delle reti interne di distribuzione).
Nel contesto mediterraneo (tenendo anche conto della nuove possibilità di apertura nei processi di collaborazione con la Libia) i diversi paesi già inseriti nel Processo di Barcellona sono gli interlocutori naturali di cui occorre analizzare le capacità produttive crescenti (in particolare Algeria e Egitto) con l' ottica di proporre o applicare forme di maggiore autosufficienza dell' intero bacino mediterraneo.
Nell' ambito delle politiche riguardanti l' energia elettrica, si nota negli ultimi anni un incoraggiante processo di apertura dei mercati locali. Egitto, Marocco, Tunisia, Turchia e Giordania sono progressivamente aperte alla liberalizzazione e privatizzazione dell' industria e alla gestione cooperativa attraverso l' impiego di tender internazionali competitivi.
Dal 2000 nell' ambito del Programma MEDA sono stati lanciati alcuni programmi di assistenza tecnica sulla politica dell' energia e sulle interconnessioni, i cui risultati possono essere sfruttati ai fini della determinazione delle nuove opportunità cooperative interregionali. Il punto di riferimento operativo è quello del completamento del Mediterranean Electricity Ring che permetterà di potenziare mercati energetici di tutti i Paesi rivieraschi nel Mediterraneo.
Tra questi è allo studio la proposta di realizzazione nel prossimo futuro di un elettrodotto tra la punta settentrionale della Tunisia ( Kelibia) e la Sicilia; l' importanza strategica del progetto consiste principalmente nel fatto che, grazie all' elettrodotto sottomarino, la Tunisia esce dall' “isolamento” energetico e si connette stabilmente al network europeo, potendo così, a seconda delle circostanze, esportare/importare energia dalla rete continentale, e a sua volta fungere da interconnessione con altri paesi del Maghreb: Una altra iniziativa simile prevede l' interconnessione delle reti spagnola e marocchina attraverso lo stretto di Gibilterrra.
In questo settore è da tenere anche presente la direttiva comunitaria che prevede che in tutti gli stati dell' unioni si arrivi a ricavare il 2% dell' energia da fonti rinnovabili nei prossimi anni; in questo campo alcuni paesi europei non hanno grandi problemi, come ad esempio la Francia ad esempio ricorrendo al nucleare, la Danimarca all' eolico e così via, mentre l' Italia invece ad oggi si presenta svantaggiata dato che non ha sinora attivato politiche adeguate in questo senso e considerando che l' energia idroelettrica non rientra in questo conteggio; è prevedibile una domanda rilevante a tempi ravvicinati, né si vedono ad oggi alternative sufficienti nei progetti nel settore eolico, solare e delle bio-masse, anche se alcune regioni meridionali stanno accelerando programmi di incentivazione. Quindi è opportuno analizzare le possibilità di sinergie attivabili in questo settore a livello di bacino mediterraneo per la identificazione di risorse di approvvigionamento.
Inoltre è da tenere presente che sulla richiesta generale di energia una quota assai rilevante, circa il 70% proviene da pochi gruppi industriali, già operanti nel settore energetico tradizionale tra cui l' ENI, che è il secondo produttore di elettricità nel paese; a ciò si aggiunge che per l' energia alternativa prodotta sono previsti dei certificati commerciabili e quindi con un mercato pressocchè sicuro e che tale energia verrà venduta a prezzi più elevati, godendo di compensazioni comunitarie.
Si prevede quindi che nei prossimi anni si svilupperà un mercato assai importante e destinato a crescere, visti gli orientamenti della Commissione Europea in merito al protocollo di Kioto, che interesserà anche i grandi gruppi per una diversificazione delle fonti di approvvigionamento, tra cui in primis quelle vegetali rinnovabili.
Le azioni da sviluppare verso i paesi balcanici sono invece prevalentemente di tipo regolatorio, legale ed istituzionale, onde consentire, a fronte di un approvvigionamento complesso e variato, che i paesi dell' area godano delle ottimizzazioni possibili in linea con lo sviluppo aperto dei mercati; le ritaliane possono contribuire a questo processo attraverso la promozione di studi e analisi che consentano di verificare la fattibilità del processo di approvvigionamento da aree remote (Russia, Transcaucaso) in una logica di efficienza tecnica, tempestività informativa e sicurezza complessiva che diano luogo a politiche tariffarie adeguate per lo sviluppo locale delle imprese nelle Regioni dell' Est Europeo.
In questo settore è da tenere anche presente la direttiva comunitaria che prevede che in tutti gli stati dell' unioni si arrivi a ricavare il 2% dell' energia da fonti rinnovabili nei prossimi anni; in questo campo alcuni paesi europei non hanno grandi problemi, come ad esempio la Francia ad esempio ricorrendo al nucleare, la Danimarca all' eolico e così via, mentre l' Italia invece ad oggi si presenta svantaggiata dato che non ha sinora attivato politiche adeguate in questo senso e considerando che l' energia idroelettrica non rientra in questo conteggio; è prevedibile una domanda rilevante a tempi ravvicinati, né si vedono ad oggi alternative sufficienti nei progetti nel settore eolico, solare e delle bio-masse, anche se alcune regioni meridionali stanno accelerando programmi di incentivazione. Quindi è opportuno analizzare le possibilità di sinergie attivabili in questo settore a livello di bacino mediterraneo per la identificazione di risorse di approvvigionamento.
Inoltre è da valutare che sulla richiesta generale di energia una quota assai rilevante, circa il 70% proviene da pochi gruppi industriali, già operanti nel settore energetico tradizionale tra cui l' ENI, che è il secondo produttore di elettricità nel paese; a ciò si aggiunge che per l' energia alternativa prodotta sono previsti dei certificati commerciabili e quindi con un mercato pressocchè sicuro e che tale energia verrà venduta a prezzi più elevati, godendo di compensazioni comunitarie.
Si prevede quindi che nei prossimi anni si svilupperà un mercato assai importante e destinato a crescere, visti gli orientamenti della Commissione Europea in merito al protocollo di Kioto, che interesserà anche i grandi gruppi per una diversificazione delle fonti di approvvigionamento, tra cui in primis quelle vegetali rinnovabili.
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7. I network immateriali
Una rete, non materiale, ma altrettanto importante, cioè è quella costituita dalle persone, dai contatti tra i cittadini dei nostri rispettivi paesi attraverso la formazione, lo scambio di know-how, la conoscenza dei rispettivi mercati e culture; questo della reciproca conoscenza è l' elemento principale da sviluppare a sostegno di qualunque altra iniziativa di carattere fisico e materiale; è infatti solo attraverso la ripresa ed il rafforzamento degli antichi vincoli di tradizione, cultura e storia, che hanno sempre unito, al di là delle divisioni, i vari popoli del bacino mediterraneo che potrà svilupparsi un grande progetto comune, e adesso le nuove tecnologie di informazione permettono di supportare adeguatamente queste azioni di interscambio.
La base per lo sviluppo delle interconnessioni immateriali costituite dalle infrastrutture ICT è rappresentata dagli studi svolti dopo l' anno 2000 sulla riforma del mercato delle telecomunicazioni in tutti i Paesi mediterranei dell' Est e del Sud. Le recenti analisi realizzate da centri di studio specializzati hanno consentito di tracciare uno scenario di evoluzione dell' ICT nel Mediterraneo molto problematico. Solo Israele è in grado di decollare autonomamente. In seconda linea vi sono Turchia, Egitto, Libano, Marocco. Gli atri Paesi, balcanici e nordafricani, hanno tuttora gravi carenze finanziarie o di know how che non consentono di prefigurare positivi sviluppi a breve. Una politica di cooperazione europea, ma specialmente italiana, più aggressiva e fornita di supporto economico, potrebbe modificare positivamente la situazione.
Le proposte di politica settoriale dell'UE sono volte comunque a facilitare le formulazioni di posizioni armoniche, incoraggiare investimenti, promuovere la modernizzazione degli impianti e dei sistemi di connettività. In questa ottica si muovono:
- iniziative a base nazionale tutte volte alla diffusione degli impieghi della Banda Larga e con la diffusione fisiche sul terreno,
- l' impiego progressivo della comunicazione satellitare, non solo ristretta agli operatori pubblici, ma sempre più utilizzata dagli operatori privati sia per la diffusione televisiva commerciale sia per le applicazioni di servizio telematico (compresa la diffusione veloce di Internet).
L' uso dei satelliti peraltro è largamente previsto anche come supporto alla navigazione marittima (sistemi globali di navigazione GNSS comprendenti tra l' altro EGMNOS e GALILEO), come complemento del processo di razionalizzazione del trasporto via mare e all' organizzazione dei porti.
Nel contesto dei singoli Paesi l' impiego della Banda Larga interessa le connessioni riguardanti da un lato le imprese che stanno sviluppando sempre più processi di e-business. D' altro canto le università e i centri di ricerca si stanno dando, come in Marocco, Siria, Giordania e Libano, una configurazione di circuiti di trasmissione dati a scala nazionale con la realizzazione di anelli di connettività ad alta velocità.
La creazione di centri di supporto allo sviluppo del knowledge management, sia per le imprese (attraverso le forme di associazione industriale presenti nel paese), sia per le istituzioni di ricerca con la creazione di centri di eccellenza (che possono essere compartecipati dai Paesi del Nord Mediterraneo attraverso specifiche iniziative), sono il punto di arrivo di una politica di collaborazione che si sta svolgendo con interessi in comune da entrambi i lati del Mediterraneo.
In particolare è da evidenziare l' interazione con le infrastrutture di trasporto, l' evoluzione delle tecnologie ICT negli ultimi anni ha infatti dato un notevole impulso allo sviluppo di servizi per la mobilità. L' elemento abilitante di questo sviluppo è stata senza dubbio la diffusione su larga scala delle tecnologie di comunicazione “wireless”, cioè “senza fili”, che sono alla base dei successi della telefonia mobile e, più recentemente, della connettività “Wi-Fi”. E “Wi-Max”.
Per offrire servizi a chi è in movimento sul territorio è necessario in primo luogo avere una infrastruttura di comunicazione in grado di connettere la “fonte” delle informazioni con uno o più “Centri Servizi” da cui questa informazione viene diffusa, e poi di collegarsi con i diversi utenti dei servizi e delle informazioni. La connettività di tipo wireless consente oggi di raggiungere l' utente finale facilmente, a costi contenuti, e su larga scala, grazie alla larga diffusione di terminali mobili, primo tra tutti il telefono cellulare. Ci sono oggi molti esempi di servizi già disponibili che rispondono ad esigenze di accessibilità e mobilità nel campo dei trasporti e dei servizi ad essi collegati.
Queste tecnologie permettono oggi, facilmente ed a costi ragionevoli, di localizzare elementi mobili sul territorio quali autotreni, autobus, automobili, treni,ecc. e quindi di razionalizzare i sistemi di trasporto a tutti i livelli e di fornire il necessario sostegno alle iniziative di logistica integrata ipotizzabili, facilitando la intermodalità e interconnessione dei sistemi di trasporto euro-mediterranei.
Si può riassumere quindi il panorama tecnologico affermando che esistono oggi, disponibili ed a costi accessibili, le tecnologie di base sulle quali sviluppare dei servizi utili a chi è in mobilità, per motivi di affari o personali. Essendo le tecnologie descritte tutte allo stato di piena commercializzazione, non esiste il problema di “testare” la tecnologia, bensì è necessario progettare accuratamente il processo che impiega la tecnologia per un determinato servizio ad un determinata area..
Per quanto sopra si focalizzerà l' attenzione sulle azioni idonee per favorire lo sviluppo in tempi ravvicinati di reti di interconnessione immateriale in diversi settori; cultura, turismo, insegnamento e formazione, ma con particolare riguardo agli aspetti di gestione delle infrastrutture di trasporto, mobilità e logistica tra i paesi delle due sponde mediterranee, essendo anche questo uno strumento adeguato per sopperire alle marginalità insulari e di distanza dai principali mercati europei. |
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8. I sistemi idrici
Le risorse idriche nella normativa e nella tradizione europee sono un elemento indispensabile alla promozione dello sviluppo socio-economico e alla tutela e valorizzazione dell' ambiente naturale. L' armonizzazione degli elementi strutturali della politica per le acque è uno dei ca-pisaldi dell' approccio europeo alla gestione delle acque. L' Unione europea, gli Stati membri e le Regioni concorrono alla ripartizione delle competenze in materia, guidati dai princìpi co-muni stabiliti dalla Direttiva 2000/60/CE, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque. La Direttiva quadro prende le mosse dal presupposto che è necessario svi-luppare una politica comunitaria integrata in materia. Essa si fonda su meccanismi di caratte-rizzazione, standardizzazione e fissazione delle condizioni di riferimento tipiche dei fenomeni ideologici e socio-economici legati all' uso, gestione e salvaguardia delle risorse idriche.
L' approccio introdotto dalla Direttiva è forward looking, dal momento che introduce precise responsabilità in merito al danno ambientale (principio del “chi inquina paga”), allo sfrutta-mento eccessivo di una risorsa scarsa (principio del “chi consuma paga”) e all' efficienza pro-duttiva (principio del “pieno recupero dei costi”). La sussidiarietà della legislazione si sostan-zia nella valorizzazione della scala di bacino come ambito ottimale di pianificazione e gestione delle acque nazionali e transfrontaliere. Ciascun livello decisionale è chiamato ad attuare, nel quadro di un riferimento normativo e politico omogeneo, le necessarie misure legislative, di pianificazione fiscale e delle opere, di controllo e imposizione di standard.
L' adozione di standard e la creazione norme comuni sono importanti fattori di integrazione tra regioni socio-economiche, nonché elementi essenziali di un' efficace politica dell' acqua, in cui gli aspetti transfrontalieri siano tenuti in considerazione rispetto agli ampi effetti che essi producono. La stessa Direttiva quadro individua 31 eco-regioni transfrontaliere, di cui 6 rela-tive ad acque di transizione e costiere. Il Mar Mediterraneo è tra le eco-regioni marine più importanti, ma anche quella che coinvolge un gran numero di paesi sostanzialmente differen-ti tra loro, in termini di normative, utilizzi della risorsa, tecnologia e tradizioni legate all' acqua. In questo contesto, all' armonizzazione delle politiche idriche tra regioni tanto diver-se quali l' Europa mediterranea, il Nord Africa, il Medio oriente ed i Balcani richiede uno sforzo supplementare di condivisione di buone pratiche di gestione delle risorse e di attivazione di flussi di trasferimento tecnologico.
Sul fronte dei servizi urbani ambientali, le responsabilità fondamentali dell' operatore pubbli-co, da ripartire tra i diversi livelli decisionali operanti nel settore, includono l' attribuzione delle responsabilità gestionali, la definizione di regimi contrattuali adeguati, l' allocazione del rischio economico e finanziario, la separazione della catena produttiva e l' introduzione di meccani-smi concorrenziali, le altre complesse responsabilità in tema di regolazione delle tariffe.
L' armonizzazione regolamentare e la condivisione di buone pratiche e tecnologia tra regioni transfrontaliere sono veicoli indispensabili al rafforzamento delle iniziative imprenditoriali le-gate alla realizzazione e gestione di opere di captazione, adduzione, distribuzione e depura-zione, alla desalinizzazione delle acque costiere, alla realizzazione di canali e dighe, allo smal-timento dei rifiuti. La certezza del rispetto di precisi standard quali-quantitativi è essenziale al rilancio dell' interconnettività infrastrutturale delle reti idriche nei paesi terzi, anche in chiave di sviluppo di fonti non convenzionali e intermodalità con altri sistemi di trasporto. In questo senso sta operando anche il Gruppo di Lavoro sul Mediterraneo dell' Iniziativa europea per l' Acqua (EU Water Initiative – EUWI), che ambisce a diffondere l' applicazione dei princìpi del-la Direttiva quadro nel bacino del Mediterraneo, al fine di creare sinergie tra gli Stati membri dell' UE e i partner della regione e disseminare l' esperienza europea in materia.
Le Regioni italiane che si affacciano sul Mediterraneo hanno un importante ruolo da svolgere. Ad esse si rivolge infatti la politica dell' Unione europea di cooperazione transfrontaliera tra zone contigue. In attuazione del principio di sussidiarietà, tale politica pone le Regioni al cen-tro del processo di realizzazione di strategie di sviluppo comuni, finalizzati alla creazione di centri economici e sociali transfrontalieri. Attraverso i programmi transfrontalieri, importanti passi possono essere compiuti in direzione di una migliore gestione delle risorse naturali, in particolare di quelle idriche.
Gli strumenti a disposizione sono la formazione delle risorse u-mane, la condivisione delle attrezzature di ricerca e di sviluppo, il monitoraggio dello stato delle risorse idriche e dello smaltimento di sostanze inquinanti, la prevenzione dei rischi so-cio-sanitari e la riduzione della vulnerabilità ambientale, il miglioramento dei trasporti e dei sistemi di interconnessione idrica, l' assistenza tecnica nei settori giuridico e amministrativo. |
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9. Missione Giordania
Progetto di servizi, di studio e di assistenza per la realizzazione di una Conferenza internazionale, da tenersi presso la Regione Sicilia su “Interconnessioni infrastrutturali, materiali ed immateriali, in funzione di facilitazione dei rapporti per l' integrazione dei mercati nel Mediterraneo”.
La missione è stata svolta dal prof. Bonani nelle giornate di 17-18 dicembre 2005. Con l' eccellente ausilio dell' Ambasciata italiana di Amman nelle persone di Emanuele Manzitti (secondo Segretario) e Giuliano Papi (attacché commerciale) che hanno presenziato agli incontri, si è svolta la visita al Ministero dei trasporti giordano.
All' occasione è stata svolta un' ampia intervista al Segretario generale del Ministero, ing. Amer Madidi, che coordina tutte le attività di programmazione economica e di progettazione operativa delle nuove opere in Giordania, coprendo tutti i settori della mobilità con eccezione per le infrastrutture tipicamente urbane.
Il Segretario generale ha manifestato ampio interesse per la presenza italiana in Giordania, citando alcuni anche recenti esempi di partecipazione a gare ed esecuzione di opere nel Paese da parte di operatori italiani. Ha sottolineato che i due settori di maggiore interesse attuale sono in ordine di priorità la rete ferroviaria e il porto di Aqaba. Ha comunque citato anche tutte le connessioni relative alle installazioni aeroportuali, ponendo l' enfasi sulla situazione totalmente dinamica dello sviluppo in corso, anche come retroterra operativo della ricostruzione irachena.
Il Segretario generale ha poi introdotto la sig.ra Arwa Al Hyari, sua collaboratrice che opera come coordinatore nazionale del progetto TRANSMED finanziato dal programma MEDA. La signora era reduce dall' incontro dei Ministri dei trasporti mediterranei a Marrakech dove i Commissari europei interessati al settore delle infrastrutture le avrebbero confermato la posizione prioritaria della Giordania in contesto dei futuri investimenti strategici nell' area medio-orientale.
Il Segretario generale ha consegnato al prof. Bonani copia del Annual Report for the Year 2004 of the Transport Sector in Jordan – The Institutional Framework, Projects and Achievements, Strategy and Future Plans. Ha inoltre segnalato il sito www.mot.gov.jo/index.php dove si possono reperire tutti i documenti normativi e progettuali necessari.
In conclusione il Segretario generale e la coordinatrice di TRANSMED hanno manifestato piena disponibilità a prendere parte alla Conferenza di Palermo del febbraio 2006. Attendono invito in proposito e una precisazione sui tempi e modalità della presentazione ufficiale da svolgere.
Il Segretario generale ha inoltre chiesto se a loro spese entit&a; pubbliche o private del Paese possono essere presenti alla Conferenza in funzione di diretti negoziati con omologhi italiani.
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10. Missione Algeri
Si è svolta nei giorni 19 -21 dicembre ad Algeri la prima missione di ricognizione in vista della Conferenza euro-mediterranea del febbraio 2006 a Palermo, con numerosi incontri, organizzati dalla Dott.sa Bellell, responsabile dell' ufficio commerciale della nostra Ambasciata, con rappresentanti delle autorità pubbliche responsabili dei settori infrastrutture e trasporti e delle principali associazioni imprenditoriali algerine.
Il clima generale riscontrato è di una maggiore stabilità e disponibilità di risorse, confermata da una intensa attività pubblica di programmazione attraverso ambiziosi piani settoriali di sviluppo per il periodo 2005-2010 e di una ripresa degli investimenti privati in diversi settori oggetto di progressiva liberalizzazione; la disponibilità ed interesse a sviluppare iniziative con il nostro paese e con le regioni meridionali è stata unanime e appare confermata anche da alcune scelte strategiche in tema di infrastrutture di trasporto.
Le organizzazioni e soggetti incontrati sono stati:
- AGEA: Association Générale des Entrepreneurs Algeriens
- CAP : Confederation Algerienne du Patronat
- CNAN- Compagnie Nationale Algerienne de Navigation
- SNTF : Société Nationale des Transports Ferroviaires
- Ministero dei Trasporti : direzioni generali strade, ferrovie, porti ,….
Nel corso dei vari incontri e riunioni sono stati illustrati diversi piani nazionali di ammodernamento ed ampliamento delle principali reti di trasporto, da quello stradale che interessa oltre 16.000 Km di viabilità ordinaria e di grande comunicazione, tra cui l' intera autostrada costiera, quello assai importante relativo al trasporto su ferro, che prevede una revisione complessiva di tutto il sistema con la creazione di nuove tratte, addirittura interventi di linee veloci passeggeri e il rafforzamento delle direttrice orizzontale dal Marocco alla Tunisia con varie diramazioni trsversali verso sud, a quello portuale con il potenziamento di alcuni porti esistenti ( Orano, Algeri, Skikda, Annaba) e la creazione di altre attrezzature portuali , tra cui uno ad est in località Djem-Djem; idem per gli scali aeroportuali.
I rppresentanti delle associazioni industriali hanno sottolineato un crescente interscambio con le imprese italiane, per lo più PMI nelle attrezzature in vari settori tra cui l' agro-alimentare, abbigliamento, mobili, è un interesse, specie per la zona est del paese di attivare joint-ventures o accordi di commercializzazione congiunta in Europa di alcune produzioni agricole, come quella olivicola, con aziende meridionali in analogia a quanto avviene tra alcune imprese tunisine e siciliane. Un altro settore in cui vedrebbero possibili intese è quello dell' edilizia residenziale, settore di cui è prevista una forte e costante crescita nei prossimi anni, così come nei grandi lavori pubblici nell' ambito dei programmi nazionali di cui sopra.
Da parte loro è stata anche espressa la necessità di un potenziamento delle connessioni “immateriali” bilaterali ossia i circuiti bancari, finanziari,assicurativi, una standardizzazione delle documentazioni amministrative e doganali e quant' altro; tutto questo processo tuttavia è di fatto già compreso nel quadro più generale europeo dello strumento ENPI.
Dai vari incontri sono emersi alcuni interventi ed iniziative di carattere prioritario ed attivabili in temi ravvicinati, che potrebbero essere oggetto di confronto nella stessa conferenza di Palermo e di successivi approfondimenti, nel caso si riscontrino convergenze con le controparti italiane, tra essi:
- L' istituzione di una linea marittima mista passeggeri-merci tra Napoli ed Algeri, per la quale esiste già un progetto depositato presso il Ministero della Marina Mercantile dal 2002, che la CNAN è disposta ad attivare sia autonomamente sia in joint-venture con armatori italiani, per ora con frequenze ridotte e navi di medie dimensioni, per vedere la risposta del mercato, a loro avviso già consistente in entrambe le direzioni.
- Lo studio per collegamenti diretti ed accordi tra il porto e l' area di Djem-Djem, ove è previsto un dei principali terminal-containers nazionali algerini, con uno dei nostri porti centro-meridionali a partire dallo “hub “ di Gioia Tauro, in funzione di controparte nord-africana e di “transhipment”; ciò anche in considerazione della disponibilità di grandi aree e adeguati fondali, nonché della presenza dei collegamenti diretti ferroviari e stradali, sia est-ovest, sia dell' attestamento della nuova direttrice verso sud ( Mali-Niger).
- Un incremento della partecipazione delle imprese italiane agli appalti per l' ammodernamento della rete ferroviaria e stradale, non solo nelle grandi opere ma anche nelle forniture ed attrezzature collaterali(impianti segnalazione, reti comunicazione, attrezzature autostradali, etc.)
- Una assistenza e collaborazione per il settore della logistica, tuttora di fatto quasi inesistente, salvo alcuni trasportisti nel porto di Algeri, mentre tutto il settore necessita di essere razionalizzato, anche in considerazione della grande frammentazione delle imprese operanti nel trasporto stradale; si stanno affacciando i francesi in queste ultime settimane.
- Infine, pur esulando dai temi specifici della conferenza, vi è una domanda da verificare in relazione a possibili iniziative comuni, già accennate in alcuni specifici settori agro-alimentari similari, da parte degli operatori algerini per avere assistenza, know-how tecnico, controllo qualità e commercializzazione.
Da quanto sopra emerge l' opportunità che alla conferenza partecipino alcuni rappresentanti delle istituzioni menzionate, per illustrare alle nostre regioni ed operatori le opportunità più immediate e le potenzialità future, che appaiono interessanti, sia per le stesse previsioni demografiche del paese, il miglioramento degli standards economici che per le favorevoli condizioni di prossimità ed affinità culturale. |
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11. Regione Basilicata: sviluppo della rete infrastrutturale
La perifericità del “sistema Basilicata” nell' ambito delle relazioni nazionali ed internazionali, siano esse di natura materiale o immateriale, rappresenta ancor oggi uno degli ostacoli maggiori allo sviluppo della regione, soprattutto in una fase, come quella attuale, caratterizzata dalla competizione fra “territori” e, di conseguenza, dall' inserimento di un sistema-regione in un unico mercato globale.
Caratteristiche del sistema infrastrutturale
Punti di forza |
Punti di debolezza |
- Disponibilità di potenzialità professionali soprattutto giovani neolaureati nel settore delle ICT grazie alla nuova istituzione di corsi triennali presso l' Università degli Studi di Basilicata
- Ampia fascia della popolazione caratterizzata da elevati livelli di utilizzo delle nuove tecnologie dell' informatica dovuta alla diffusione dei PC presso le famiglie lucane grazie al progetto “un computer in ogni casa”
- Completamento e piena funzionalità della (RUPAR) Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione Regionale
- Sviluppo e prime applicazioni di servizi on-line per i cittadini e le imprese grazie alla realizzazione del Piano Basitel nel campo dell' e-business, e-learning ed e- e-health
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- Servizi di trasporto insufficienti per qualità e quantità, concorrenza e non complementarità di servizi di trasporto collettivo su strada e su ferrovia;
- Inesistenza di reti e nodi non terrestri;
- Grave inadeguatezza delle condizioni di sicurezza sulla rete viaria regionale e locale;
- Insufficiente integrazione dei prodotti/servizi del settore telematico nell' ambito del sistema produttivo locale.
- Scarsa presenza di imprese operanti nel campo dell' ITC
- Mancanza di centri di ricerca nei settori dell' ITC
- Mancata diffusione d' investimento in servizi che utilizzino la tecnologia a banda larga
- Scarsa informatizzazione e piccola dimensione dei comuni
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Opportunità |
Minacce |
- Ampliamento della infrastrutturazione in ambito aereo e di interscambio merci
- Attivazione nel mezzogiorno delle “Autostrade dell' acqua”
- Liberalizzazione, affermazione di un quadro maggiormente concorrenziale ed abbattimento delle barriere all' ingresso di nuovi operatori, che possono creare condizioni di maggiore efficienza ed attrarre nuovi investimenti;
- La “”Le ITC possono indurre effetti moltiplicativi nell' efficienza del sistema produttivo e nel profilo delle imprese fornitrici localizzate in regione;
- Riduzione dell' isolamento regionale dovuto allo sviluppo delle reti infrastrutturali e strumentali grazie all' implementazione del piano BASITeEL e al suo ulteriore sviluppo nel campo dei srvizi on-line
- Impulso al miglioramento di servizi mediante le funzioni del portale basilicatanet
- Nuove prospettive per la diffusione di procedure standardizzate di qualità
- Promozione e sostegno di un' ampia informatizzazione della amministrazione regionale delle scuole e delle imprese
- Impulso alla cooperazione interistituzionale e al rafforzamento delle competenze sull' e-government a livello territoriale grazie all' attivazione dei CRC e allo sviluppo del progetto entiloc@linrete
- Crescita della cultura cooperativa tra le amministrazioni pubbliche del territorio
- Potenziamento del controllo sistematico degli effetti delle comunicazioni continue tra l' utenza e la P.A., grazie all' ·implementazione di un nuovo sistema comunicazionale integrato di tipo CRM
- Sviluppo di un sistema di monitoraggio e valutazione degli impatti della SI regionale in coerenza con il modello E-europe 2005.
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- Peggioramento tendenziale dei già bassi livelli di accessibilità per i seguenti di traffico turistico sia interno che internazionale;
- Il mancato adeguamento della rete S.I. alla domanda proveniente dalle P.A., dalle imprese e dai cittadini, provocherà esternalità negative, congestione e strozzature allo sviluppo.
- Ritardo ulteriore della attivazione degli interventi statali, con particolare riferimento al collegamento ferroviario dell' area materana alla rete nazionale.
- Marginalizzazione progressiva delle imprese e dei sistemi produttivi locali che non saranno in grado di partecipare alle sfide competitive basate sulle tecnologie innovative
- Rischio di insorgenza del digital divide
- Ritardi nella disponibilità, sul territorio regionale, di reti di telecomunicazioni a larga banda
- Scarsa attrattività per insediamenti produttivi di aziende operanti nel campo dell' ITC.
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Gli obiettivi contenuti nel POR Basilicata e più dettagliatamente nella misura VI. 1, dedicata al potenziamento delle reti locali di trasporto, mirano al rafforzamento della coesione interna del territorio regionale e al miglioramento della connessione delle aree interne alla rete di trasporti di valenza extraregionale, contribuendo in tal modo, alla luce di un contesto di programmazione dei trasporti più vasto di portata nazionale, a rompere il tradizionale isolamento del territorio della Basilicata che costituisce uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo socio-economico della regione.
Opere stradali, autostradali e ferroviarie
Le linee di intervento individuate dal POR per il settore delle opere viarie e ferroviarie prevedono:
- il miglioramento dei collegamenti tra la rete viaria e ferroviaria locale e con le direttrici interregionali adriatica, tirrenica e jonica finalizzati ad una migliore connessione delle aree produttive con i poli extraregionali e ad un incremento della mobilità di persone e merci con il resto del paese, anche attraverso rimozione dei colli di bottiglia e tortuosità sulle infrastrutture attuali;
- ammodernare e/o integrare la viabilità ordinaria per risolvere i problemi di accessibilità interna, migliorare il livello di sicurezza secondo quanto stabilito dal Piano Nazionale della Sicurezza Stradale e garantire una migliore accessibilità alla rete autostradale attraverso il rafforzamento, l' adeguamento e il miglioramento dei collegamenti interni alla regione, compreso i collegamenti entro e tra i poli di sviluppo locale;
- la realizzazione di sistemi integrati di trasporto strada-ferrovia al fine di ridurre i tempi ed i costi complessivi dei trasferimenti;
- l' adeguamento delle reti stradali provinciali e comunali per elevarne gli standard di sicurezza ed abbattere i tempi di percorrenza.
- il completamento di assi viari a valenza nazionale che interessano il territorio regionale già oggetto di accordi di programma con il Governo Nazionale;
- azioni finalizzate a rendere più fluida la circolazione in talune aree o centri urbani della regione, quali la realizzazione di anelli metropolitani o di sistemi di governo della mobilità.
Gli interporti
L' unico riferimento agli interporti è contenuto nel POR regionale all' interno della misura dedicata al potenziamento delle infrastrutture locali. Tra gli obiettivi di tale misura rientra, infatti, la realizzazione di attrezzature logistiche per il trasporto merci (interporto e/o autoporto).
Il porto
La Basilicata non dispone di porti commerciali, l' unico porto della regione è quello turistico di Maratea sul Mar Tirreno.
Fonti
Programma Operativo della Regione Basilicata
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12. Regione Campania: sviluppo della rete infrastrutturale
Il sistema dei trasporti della regione presenta numerose aree critiche, che costituiscono un motivo di rallentamento del suo processo di crescita e del suo inserimento nel contesto regionale ed europeo. La mobilità interregionale, nazionale ed internazionale è del tutto inadeguata rispetto al ruolo potenziale della regione. Obiettivi primari della Regione sono:
- sviluppo dell' intermodalità: adeguamento ed potenziamento delle strutture nodali ed intermodali regionali con particolare riguardo al sistema degli interporti, ai nodi di interscambio ferro-ferro, ferro-gomma, al sistema dei servizi a terra per gli aeroporti e per il cabotaggio.
- miglioramento della mobilità infraregionale: nell' ottica del riequilibrio modale sono necessari interventi volti a promuovere l' uso di sistemi di trasporto a basso impatto ambientale (ferroviario e via mare) a scapito del trasporto tradizionale su gomma.
- l' interconnessione: preminentemente viaria, delle aree di sviluppo locale, nonché la loro integrazione nell' ambito della grande viabilità di comunicazione, in modo da consentirne una piena apertura verso l' esterno
Caratteristiche del sistema infrastrutturale
Punti di forza |
Punti di debolezza |
- Esistenza di poli e attrezzature a servizio di siti strategici del sistema produttivo;
- Buono sviluppo dei nodi intermodali;
- Disponibilità di reti di comunicazione alternative (le vie del mare);
- Soddisfacente affermazione dei porti commerciali di Napoli e Salerno;
- Buona dotazione di reti di trasporto ferroviario infraregionale;
- Presenza di soggetti istituzionali e di strutture di ricerca e di offerta nel settore delle TLC;
- Definizione del progetto della R.U.P.A. a livello regionale;
- Miglioramento della capacità di programmazione partenariali finalizzata a valorizzare le caratteristiche e le possibilità specifiche delle diverse realtà locali;
- Crescente consapevolezza degli effetti distruttivi della criminalità da parte dell' opinione pubblica meridionale;
- Programmazione regionale nel settore della sicurezza e legalità.
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- Struttura territoriale disomogenea con vaste aree a modesta accessibilità;
- Squilibrio e insufficiente integrazione delle reti di trasporto;
- Elevata incidenza del trasporto su gomma nell' assicurare la mobilità infraregionale;
- Forte inquinamento indotto dalle reti metropolitane dei trasporti su gomma sia dell' aria che acustico;
- Forte concentrazione delle infrastrutture di trasporto nelle aree a servizio della costa;
- Congestione degli assi principali del sistema viario e loro assorbimento nella viabilità locale;
- Inadeguatezza del trasporto su ferro verso l' interno e la direttrice est;
- Inefficienze nella gestione del trasporto ferroviario infraregionale; presenza di strozzature e criticità puntuali;
- Saturazione delle infrastrutture aeroportuali esistenti;
- Perdita d' identità del sistema portuale “intermedio” della regione;
- Distribuzione squilibrata degli approdi e inadeguatezza dei porti turistici;
- Assenza di un chiaro orientamento strategico regionale nel settore TLC e nell' impiego delle nuove tecnologie;
- Permanenza di una criminalità radicata e pervasiva, con aree a forte condizionamento criminoso con forte impatto negativo sull' economia legale; elevata immigrazione clandestina ed elevati livelli di microcriminalità non adeguatamente contrastati; situazioni che generano sfiducia e insicurezza per investimenti dall' esterno.
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Opportunità |
Minacce |
- Ammodernamento e maggiore efficienza del sistema dovuti al completamento del progetto di alta velocità ferroviaria;
- Sviluppo di relazioni commerciali con il Mediterraneo ed i nuovi mercati;
- Diffusione del project financing;
- Utilizzo di tecnologie telematiche per il superamento delle distanze e degli ostacoli geografici;
- Apertura di nuovi mercati e di nuove opportunità di integrazione transfrontaliera verso i Paesi del Nord-Africa e del Sud Est Europeo; forte sviluppo del transhipment e dell' intermodalità;
- Sviluppo delle tecnologie informatiche e delle potenziali applicazioni per una gestione più razionale dei flussi di traffico;
- Potenziali miglioramenti significativi nel sistema produttivo, nelle altre “reti”, nell' Amministrazione Pubblica per l' introduzione delle tecnologie di TLC;
- Ripristino della legalità e sicurezza del territorio con uso e massima diffusione di nuove tecnologie, che agevolano le attività investigative e di monitoraggio come potenziamento della capacità di contrasto alla criminalità;
- Potenziamento degli interventi di professionalizzazione e specializzazione sull' ICT per sopperire alla mancanza di nuove competenze e nuovi servizi;
- Interventi nel settore dell' ICT per superare gli svantaggi localizzativi e diminuire lo spopolamento delle zone periferiche.
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- Effetti di medio-lungo termine sulle infrastrutture prodotti dall' incuria e dall' abbandono del territorio;
- Tagli non coordinati delle infrastrutture e dei rami di trasporto;
- Emarginazione produttiva potenzialmente derivante dal ritardo nell' introduzione di tecnologie avanzate e nell' adozione di efficaci politiche di promozione del sistema territoriale sui mercati internazionali. Aumento dell' illegalità a fronte di una risposta insufficiente anche in termini di strumenti tecnologici a disposizione;
- Progressiva penetrazione della criminalità nell' economia legale anche in aree oggi esenti, incrementarsi di fenomeni di microcriminalità, crescita del disagio sociale;
- Cambiamenti istituzionali e devoluzione di poteri alla Regione, le cui strutture organizzative possono risultare non idonee a sopportare maggiori carichi di lavoro e nuove funzioni di programmazione.
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Opere stradali e autostradali
La rete stradale campana presenta diverse criticità dovute a itinerari incompleti o inadeguati al soddisfacimento della domanda di mobilità. Obiettivo primario del POR regionale è l' adeguamento dei collegamenti stradali di interesse regionale, con particolare riguardo a quelli di connessione con i sistemi locali di sviluppo.
L'Anas ha in corso in Campania investimenti per oltre 4 miliardi di euro per riammodernare e potenziare la rete autostradale e stradale campana d'interesse nazionale. La grandi opere previste dalla Legge Obiettivo per la Campania riguardano:
- i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria che hanno ricevuto un ulteriore impulso, grazie ai bandi di gara di tre maxi-lotti (per un investimento globale di 2,5 miliardi di euro), alla riapertura di un cantiere importante tra Pontecagnano e Battipaglia e all'incremento del 208% delle risorse investite per la manutenzione e la sicurezza dell'autostrada (52,5 milioni di euro nel 2003, contro i 17 milioni di euro del 2002);
- i progetti preliminari di trasformazione in autostrada del raccordo Salerno-Avellino (costo 305 milioni di euro) ;
- l' ammodernamento della Statale 372 ''Telesina'' (costo 600,5 milioni di euro);
- il progetto preliminare per il completamento del corridoio tirrenico meridionale sulla Domitiana (costo 717 milioni di euro);
- il progetto preliminare del collegamento autostradale Caserta-Benevento (costo 900 milioni di euro) e' invece in fase avanzata di redazione.
Negli ultimi due anni l'Anas ha accelerato anche i lavori in corso di esecuzione: la Variante tra Capua e Maddaloni; i lavori di raddoppio della Statale 87-88 ''Fondo Valle Tamaro''; la messa in sicurezza della Galleria Montepergola sul Raccordo Autostradale Sa-Av; il completamento della Variante alla Statale 517 ''Bussentina'' tra Buonabitacolo e Sapri.
Opere ferroviarie
Sono tra gli obiettivi del POR:
- l' adeguamento e la velocizzazione del sistema delle ferrovie regionali, con particolare attenzione anche al traffico merci;
- il completamento del sistema della “metropolitana regionale”, ivi compresa la introduzione di sistemi di controllo e tecnologie avanzate per la sicurezza e la gestione efficiente dei trasporti. Rientra in tale ambito la delibera della Giunta regionale in merito all' approvazione dello schema di Convenzione per l' affidamento dei servizi connessi alla realizzazione del progetto preliminare e definitivo delle opere ferroviarie ed annesse infrastrutture complementari del sistema ferroviario metropolitano della Provincia di Caserta.
Gli aeroporti
La Giunta regionale campana ha approvato il piano generale per la realizzazione di un sistema aeroportuale integrato. Suddetto piano, predisposto dalla Gesac - la società che attualmente gestisce l'unico scalo campano di Napoli-Capodichino -, è stato inviato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e all'Enac per ottenere il via libero definitivo.
Il nuovo sistema aeroportuale campano sarà fondato su tre scali: Capodichino, Grazzanise e Pontecagnano. Sono stati previsti stanziamenti per 1 miliardo e 400 milioni di euro, di cui:
- 350 milioni destinati ai collegamenti stradali e ferroviari (a carico della Regione e dello Stato)
- 1 miliardo e 100 milioni per le infrastrutture aeroportuali in senso stretto (di cui 535 milioni a carico della Gesac pari al 49% dei costi dell'aeroporto di Grazzanise).
Queste le funzioni dei tre scali:
- Capodichino, con ulteriori lavori di potenziamento, diventerà un vero e proprio city airport in cui si concentrerà il traffico nazionale ed internazionale di tipo business.
- Grazzanise sarà un aeroporto di tipo 4E/F, in grado cioè di ospitare anche i velivoli di maggiori dimensioni come i Boeing 777 e gli Airbus 380. Gestirà il traffico internazionale, ma sarà anche una base per i vettori low cost.
- Pontecagnano sarà destinato alla clientela locale. Con il potenziamento della pista, dagli attuali 1.500 m ai prossimi 2.100 m, potrà essere utilizzato per i voli charter ed alcuni low cost.
Interporti
Interporto di Nola
L'interporto di Nola è l'unico di rilevanza nazionale, operativo nel centro-sud Italia, che permette - grazie all'interconnessione tra i vettori - di utilizzare con efficienza tutte le quattro modalità di trasporto (aria, gomma, acqua, ferro). Tra i progetti dell' interporto si sottolinea la volontà di costruire un 'ponte ideale' tra Italia e Turchia per sviluppare l'interscambio tra Europa ed Asia, grazie al ruolo della logistica integrata e del network dei porti del Sud Italia con l'Interporto di Nola stesso. In agenda, circa trenta incontri per intrecciare relazioni commerciali a dimostrazione dell'interesse riscontrato per la logistica. Nella nota rilasciata dallo stesso interporto si evidenzia che esso dispone di dogana abilitata a tutte le funzioni, per la quale in gran parte transita merce da e per i Paesi dei Balcani e dell'Asia minore. La presenza in Turchia rientra nel progetto di Internazionalizzazione portato avanti dal CIS - Interporto di Nola.
Altro progetto riguarda la verifica di fattibilità per la realizzazione nell'area di Shangai Pudong di un sistema logistico distributivo sul modello CIS - Interporto Campano - Vulcano, che sia in grado di connettere in maniera sinergica la logistica il warehousing ed il retail, secondo l'esperienza già realizzata a Nola.
L' interporto Sud Europa
Interporto Sud Europa S.p.A. è la società, costituita da operatori economici campani, che ha progettato e sta realizzando l'interporto di Marcianise-Maddaloni. E' stato classificato dal Piano Nazionale dei Trasporti tra gli interporti di primo livello ed è stato ammesso ai finanziamenti pubblici previsti dalla legge 240/90.
Si colloca idealmente nella rete dei maggiori interporti europei, in grado quindi di sviluppare/potenziare gli interscambi via ferrovia.
L' interporto Sud Europa, che nel mese di giugno scorso ha inaugurato il terminal intermodale con il quale è in connessione diretta con la rete ferroviaria nazionale, è la maggiore struttura intermodale italiana. Il piazzale del terminal intermodale, che misura 50.000 metri quadri ed è dotato di due binari, grazie ad un fascio di presa e consegna dotato di altri tre binari, è direttamente collegato con l'adiacente scalo merci di Trenitalia - uno dei più grandi d'Europa - e con la rete ferroviaria nazionale.
Hub portuali
Il sistema portuale regionale comprende gli scali di Napoli e Salerno che sono tra i più vivaci e dinamici del Mezzogiorno. Essi rappresentano la piattaforma naturale per gli interscambi commerciali con il Mediterraneo e sono due esempi di eccellenza per quanto riguarda le autostrade del mare. Napoli, insieme a Salerno raggiunge il 54% delle Autostrade del Mare italiane. Nonostante il collegamento con le principali strutture nodali i porti di Napoli e Salerno lamentano anche una carenza e una esigenza di razionalizzazione di infrastrutture viarie e ferroviarie. In alcuni casi i mezzi pesanti per giungere all' imbarco devono attraversare il centro cittadino con ovvi disagi in termini di traffico.
Il porto di Napoli
Il porto di Napoli è un porto polifunzionale che funge da vera e propria piattaforma sul Mediterraneo per l' attrazione dei traffici commerciali provenienti dal Medio Oriente e dalla costa atlantica.
L'area commerciale del porto di Napoli è direttamente collegata - via autostrada e ferrovia - con altre strutture nodali: gli interporti di Nola e Marcianise, l'aeroporto internazionale di Napoli Capodichino, la stazione ferroviaria centrale di Napoli. Il porto di Napoli sta diventando il "casello" delle autostrade del mare per la Sicilia e punto di connessione con le isole siciliane, la Sardegna ed il Nord Africa.
L' autorità portuale persegue strategie di sviluppo in tutti i settori in cui opera: merci, turismo e cabotaggio, non trascurando gli aspetti connessi allo sviluppo del settore cantieristico per il quale è stato creato un vero e proprio polo industriale con la presenza di importanti realtà imprenditoriali. Per questo settore è stata rilevante l' attività dell' Autorità Portuale finalizzata alla creazione di sinergie tra le diverse aziende presenti. Il porto mostra un forte dinamismo progettuale anche grazie alla presenza di armatori di livello internazionale, quali ad esempio, Aponte e Grimaldi.
Nelle strategie di sviluppo dell' Autorità Portuale assume rilevanza il potenziamento del traffico commerciale considerato che nei primi otto mesi del 2004 sono stati movimentati oltre 232 mila container/teu contro gli oltre 290 mila dello stesso periodo dello scorso anno. L' opera ritenuta indispensabile per dare una svolta al settore è la Darsena di Levante che comporterà un aumento degli spazi a disposizione tale da giustificare la previsione di triplicazione del traffico da 500 a 1.500 mila containers, superando una delle maggiori carenze della realtà portuale napoletana, ovvero la disponibilità di spazi a terra.
L' Autorità Portuale ha effettuato anche investimenti per migliorare il livello tecnologico dello scalo: si sta realizzando il cablaggio dell' intera area dal punto di vista informatico e telematico, ma ancora è da registrare lo stato non adeguato delle infrastrutture tecnologiche di controllo, degli attracchi e di gestione del terminal.
Di rilievo sono le iniziative volte ad integrare sempre di più il porto con il centro urbano e con le altre infrastrutture di trasporto. Significativo è il progetto Ferport che ha l' obiettivo di costruire un nuovo e moderno modello di struttura complessa, in grado di competere nei confronti del mercato della terminalizzazione delle merci, per realizzare le maggiori sinergie possibili sul territorio ed elevare l' offerta e la redditività delle imprese che intendono aderirvi.
Il punto di debolezza è rappresentato dalla mancanza di spazi, che ne ostacola lo sviluppo, e ai vincoli di natura amministrativa ed ambientale che non permettono la veloce realizzazione delle infrastrutture terrestri e marittime.
Il porto di Salerno
Si rende necessario l' allungamento del molo di ponente.
Fonti
POR Campania, http://www.regione.campania.it/
http://www.adnkronos.com/Speciali/Anas/Anas_Informa/01_110204.html
http://www.interportodinola.it
http://www.interportosudeuropa.it/
Angelo Vaccariello, Porti, piattaforma per il Mediterraneo, http://www.denaro.it
Angelo Vaccariello, Porti: Napoli alla conquista del Mediterraneo, http://www.denaro.it
http://www.iicgenova.it/documents/ricerca/SSS/napoli_comm.htm
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13. Regione Liguria: sviluppo della rete infrastrutturale
La Legge Obiettivo ha lanciato la sfida di un profondo ammodernamento della rete infrastrutturale nazionale, da un lato prevedendo le principali opere stradali, autostradali, ferroviarie e portuali da attuare nei prossimi anni, dall' altro individuando le procedure per una celere realizzazione di tali opere.
Si tratta in gran parte di progetti inseriti in un più ampio contesto europeo, che si riconducono per lo più ai "corridoi infrastrutturali" individuati in sede comunitaria dalla commissione "Van Miert". Per la Liguria si tratta di un elenco assai significativo di opere, dal Terzo Valico dei Giovi al Nodo Autostradale Genovese, dalle Autostrade del Mare alla "nuova Aurelia", per la quale è stato richiesto l'inserimento nella Legge Obiettivo.
Il Dipartimento Trasporti, Infrastrutture e Protezione Civile - Servizio Infrastrutture e Porti - sta gestendo complessivamente oltre 30 progetti che, se finanziati, cambieranno il volto della regione.
Opere stradali e autostradali
Gli interventi rappresentano i progetti stradali e autostradali di livello nazionale e regionale che, per la loro rilevanza, una volta attuati, costituiranno l'ossatura infrastrutturale della regione, garantendo un'adeguata mobilità sulle principali arterie della Liguria, oggi fortemente congestionate.
Opere ferroviarie
Gli interventi rappresentano i progetti ferroviari di livello nazionale, volti a garantire una maggiore capacità di trasporto passeggeri e merci, adeguando e rafforzando una rete obsoleta e in gran parte realizzata oltre un secolo fa.
Hub portuali
La Regione Liguria è interessata direttamente da alcuni dei più importanti corridoi infrastrutturali individuati dall'Unione Europea, la quale ci assegna un ruolo importante in considerazione della nostra posizione strategica sul Mar Mediterraneo, rilanciando con forza il concetto di "autostrade del mare". In quest'ottica i progetti che consentono di migliorare i collegamenti e la logistica tra porti e retroterra costituiscono una priorità a livello nazionale. Pertanto tutte le opere della Legge Obiettivo che gravitano sui porti commerciali liguri rientrano nel più ampio obiettivo di sviluppo degli hub portuali. Lo stesso termine "hub" (porta) rappresenta la sintesi di questo ambizioso progetto, che intende assegnare alla Liguria il ruolo di "porta sud dell'Europa".
La Regione ha un ruolo come coordinatore transnazionale nel progetto Port Net Med, programma che prevede la creazione di un network dei porti del Mediterraneo. Ciò è la prova della sua crescente partecipazione nel mercato marittimo internazionale attraverso i suoi porti principali.

Port Net Med Plus è un progetto approvato nell'ambito del Programma Operativo Interreg III B, Spazio Mediterraneo occidentale (Medocc).Tale progetto prevede la realizzazione di tre principali linee di azione: l'elaborazione di una strategia marittima condivisa delle regioni e dei porti del Medocc; la creazione della Rete Interregionale dei Centri di Eccellenza/Esperienza Marittima (RICEM), la promozione della "visibilità" delle regioni e dei porti dell'area
Il progetto "PORT NET MED PLUS - La rete delle regioni e dei porti del Mediterraneo occidentale", INTERREG III B, Spazio Medocc, si sviluppa attraverso le seguenti attività:
- l'elaborazione di una Strategia Marittima delle Regioni e dei Porti del Mediterraneo occidentale
- la creazione della Rete Interregionale dei Centri di Esperienza/Eccellenza Marittima del Mediterraneo occidentale (RICEM)
- la promozione della "visibilità" delle regioni e dei porti dell'area, la lobbying, la diffusione dei risultati conseguiti dal progetto, ecc
L'obiettivo di questa attività è delineare una strategia, condivisa attraverso un'efficace azione di cooperazione transnazionale e interregionale, che consenta ai territori dello spazio Mediterraneo occidentale di accrescere la propria capacità di competizione nell'arena europea e internazionale ("cooperare per competere").
In particolare, con il progetto PORT NET MED PLUS si intende:
- valorizzare le caratteristiche e le potenzialità di sviluppo - compatibile e sostenibile - dell'economia marittima, portuale, dei trasporti e della logistica dello spazio Medocc, in rapporto all'Europa e al resto del mondo;
- implementare la "visibilità" dello spazio Medocc e promuovere una azione di "lobbying" a beneficio dei territori coinvolti;
- favorire la coerenza della pianificazione spaziale e dei processi di programmazione economica, in relazione alle differenti scale territoriali: regionale, nazionale ed europea.
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14. Regione Friuli Venezia Giulia: sviluppo della rete infrastrutturale
L' obiettivo della Regione Friuli Venezia Giulia è quella di trasformare l' intero sistema regionale delle infrastrutture (i porti di Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro, le reti ferroviaria, stradale ed autostradale, l' aeroporto, gli autoporti di Fernetti, Gorizia e Pontebba, l' interporto di Cervignano, il centro merci di Pordenone) in un sistema integrato delle infrastrutture e della logistica che funga da piattaforma verso il Centro Europa ed in grado di alimentare il nuovo incremento nei flussi di traffico, di favorire la ripresa e/o conversione delle situazioni di crisi di settore e la creazione di nuove iniziative imprenditoriali alla luce:
- delle prospettive di crescita delle attività industriali presenti,
- del prevedibile sviluppo dell' insediamento in ambito regionale
- della consistenza demografica
- dell' allargamento verso est dell' UE.
Caratteristiche del sistema infrastrutturale
Punti di forza |
Punti di debolezza |
- La regione Friuli Venezia Giulia gode di un' infrastrutturazione superiore alla media nazionale e, nelle province di Trieste e di Gorizia, è leader per intensità di infrastrutture (fascia costiero- confinaria con il Veneto e Pontebbana verso nord).
- La Regione è interessata da importanti direttrici di traffico in transito (le nuove rotte merci fra l' Asia e l' Europa, passando dal canale di Suez e sbarcando in Italia, risparmiano almeno cinque giorni rispetto allo scalo di Rotterdam).
- La sua centralità rappresenta il patrimonio più importante: attraverso le sue infrastrutture di comunicazione (via terra, mare, rotaia) rappresenta da sempre il principale collegamento di accesso, a sud delle Alpi, tra l' Europa occidentale e l' area centrale e balcanica.
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- Carenze e incompletezze del sistema infrastrutturale nel medio- Friuli e nel pordenonese.
- Sistema di infrastrutture e relativi servizi frammentato nell' operatività e nella gestione, tale da far perdere di vista l' insieme regionale.
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Opportunità |
Minacce |
- La Regione può costituire, grazie alle infrastrutture di cui è dotata, un importante “punto di consegna” per flussi di merci provenienti dall' Est Europa e dal Far East e destinati ai mercati europei.
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- La frammentazione può portare all' isolamento della Regione nei confronti delle altre regioni italiane e degli altri Paesi dell' Unione.
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Opere stradali e autostradali
Nel complesso l' assetto dell' infrastrutturazione viaria mostra segni di inadeguatezza e incompletezza e si rende necessaria un' integrazione della viabilità stradale ed autostradale e degli autoporti con le infrastrutture e le attività logistiche afferenti i porti ed i “retro-porti”, la rete ferroviaria ed i suoi snodi, le maggiori aggregazioni produttive e le sue espressioni distrettuali.
La Regione per il tramite di Autovie Venete, di cui ne è proprietaria, è impegnata in un consistente programma di ammodernamento della rete autostradale del nord est che implica investimenti per circa 1.500 milioni di euro nei prossimi 7/8 anni. Gli investimenti includono:
- la costruzione della terza corsia dell' autostrada A4 da Venezia (nuovo passante di Mestre) a Villesse. Tale progetto è parte integrante delle opere autostradali del Corridoio V;
- la trasformazione in autostrada della superstrada Villesse Gorizia (riqualificazione del raccordo autostradale con il confine italo- sloveno tra Villesse e Gorizia e miglioramento dei collegamento con le principali località turistiche dell' alto adriatico). Anche tale progetto rientra tra le opere autostradali del Corridoio V;
- il completamento della A28 (Portogruaro/Pordenone/Conegliano quale segmento di un più ampio asse pedemontano che collegherà la rete autostradale che porta al confine austriaco con la pianura padana). Tae progetto rappresenta il complemento del Corridoio V
Opere ferroviarie
Il sistema ferroviario del Friuli Venezia Giulia è sostanzialmente quello costruito da Francesco Giuseppe e dal Regno d' Italia subito dopo l' unità. Obiettivo della Regione è sviluppare la rete ferroviaria per ridurre il costo del trasporto merci e renderlo meno inquinante. Le nuove ferrovie si pongono, dunque, lo scopo dell' alta capacità che si traduce in treni molto più lunghi e pesanti.
Da parte di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), la società dell' infrastruttura del Gruppo Ferrovie dello Stato, viene perseguita una precisa strategia nell' ambito dello sviluppo del trasporto, tesa ad incrementare l' incidenza del vettore ferroviario, tenendo conto delle direttive dell' UE, del Governo nazionale e delle diverse realtà regionali. I progetti che interessano tale comparto dei trasporti sono:
- Tratto Ronchi dei Legionari - Trieste (presentato ai Ministeri competenti il progetto preliminare) che rientra nello sviluppo dell' asse ferroviario 6 (Lione – Torino – Venezia – Trieste – Lubiana – Budapest – confine ucraino) la cui sezione orientale corrisponde al Corridoio Paneuropeo V.
- Tratto Portogruaro – Ronchi (progetto in corso di redazione) cui seguiranno gli ulteriori tratti occidentali fino al nodo di Venezia. L' infrastruttura sarà fortemente connessa con i porti/interporti, l' aeroporto regionale, le zone produttive del Friuli Centrale e di Osoppo.
Lodevole opera infrastrutturale, che rappresenta la prima linea “specificatamente adeguata all' Alta Velocità” (secondo gli standard europei), è la nuova ferrovia Pontebbana Udine - Tarvisio.
Particolare attenzione viene posta, poi, a promuovere lo sviluppo dei tratti di valico e delle linee delle reti limitrofe ad essi afferenti:
- Rafforzamento del collegamento con la linea Pontebbana attraverso:
- la linea Udine – Palmanova (da potenziare)
- il nodo di Udine (da potenziare)
- Il valico di Tarvisio per la direttrice Vienna e Monaco di Baviera;
- Il valico di Gorizia;
- Il nuovo valico con la Slovenia posto sulla direttrice Trieste – Divaca - Lubiana
Inoltre da parte di RFI è in atto una serie di interventi organizzativi e realizzativi per migliorare la qualità dell' infrastruttura esistente attraverso l' utilizzo di tecnologie innovative (sistemi centralizzati di comando e controllo - SCC - e sistemi automatici di controllo marcia treno - SCMT), una rinnovata attenzione all' ambiente ed un ulteriore miglioramento degli standard di sicurezza per l' ottenimento della certificazione da parte del TÜV.
Mancano, tuttavia, collegamenti regolari con il centro sud e il nord ovest.
Nell' ambito del “sistema logistico regionale a rete”, il servizio ferroviario rappresenta una priorità ineludibile: è indispensabile creare un operatore ferroviario che effettui la trazione nei porti, tra i porti e verso i confini regionali.
Gli aeroporti
Intermodalità e sviluppo della logistica è il binomio sul quale costruire il futuro del Friuli Venezia Giulia nel campo del trasporto aereo. Ronchi dei Legionari è un aeroporto con 500/600 mila passeggeri annui e che ha manifestato qualche flessione di mercato. La compagnia di bandiera ha recentemente migliorato il servizio (3 voli giornalieri A/R Trieste- Milano Malpensa, 4 voli giornalieri A/R Trieste- Roma con aeromobili da 150 posti dal 30.10.05) e abbassato le tariffe. Inoltre, sono stati inaugurati i servizi di AirOne e Air Vallée su Torino e Genova.
Gli sforzi si concentrano per migliorare la gestione dell' aeroporto e per integrarlo in un sistema aeroportuale territoriale più ampio affinché assuma valenza di punto modale specializzato del trasporto e di potenziale snodo della rete logistica regionale. In tal senso si ricerca:
- il potenziamento delle rotte regionali
- la collaborazione con gli operatori aeroportuali del sistema del Nord Est “allargato” (Venezia e Lubiana);
- sviluppo di linee per il traffico merci, ipotizzabili con particolare riguardo sempre ai mercati dell' est europeo e del sud dell' Asia.
La Regione e i comuni del monfalconese stanno anche collaborando per realizzare davanti allo scalo un rilevante centro intermodale e di logistica.
Hub portuali
Il sistema portuale regionale è articolato nelle tre realtà di Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro. Esso necessita di un coordinamento regionale che sviluppi i volumi dei traffici affinché i porti assumano un ruolo di rilievo nell' Alto Adriatico. La partecipazione ad un sistema portuale implica lo sviluppo di specializzazioni nelle singole infrastrutture portuali, per cui al porto di Trieste viene assegnato il traffico di container e ai porti di Monfalcone e Porto Nogaro il traffico di traghetti ed il cabotaggio.
In particolare, alla luce del nuovo fermento che caratterizza il Mediterraneo, è di primaria importanza che il porto di Trieste si ponga quale punto focale per lo sviluppo di un “hub” continentale di approdo delle linee a lungo raggio che collegano il Sud Est Asiatico, la Cina e l' Estremo Oriente al fine di implementare i flussi del traffico marittimo da e per tutti gli altri porti del Centro-Nord Adriatico.
A tal fine l' Autorità portuale si è orientata a sviluppare alleanze con gli altri porti dell'alto Adriatico per realizzare un unico grande sistema che consenta, nel contempo, di migliorare le reti e le infrastrutture per il transito delle merci nei mercati dell' Europa del Nord e dell'Est.
A settembre 2005 il presidente del porto di Trieste ed il managing director del porto di Mombasa hanno siglato un'intesa che ha l' obiettivo di creare una piattaforma logistica per l' ottimizzazione del transito di prodotti ortofrutticoli, legname e fiori verso i mercati del centro e dell'est Europa. Grazie, inoltre, allo sviluppo di un recente programma di modernizzazione che si concluderà nel 2010, il porto di Trieste ha movimentato nel 2004 438.597 teu contro i 236.928 teu nel 2000.
Per il raggiungimento di tali obiettivi di lungo periodo è necessario anzitutto potenziare le infrastrutture di appoggio, quali strade, autostrade e ferrovie.
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