La ConferenzaObiettivi e RisultatiIl ContestoQuadro conoscitivoProgramma e MetodologiaContatti
1. Oggetto
2. Scenari di riferimento
3. Indicazioni programmatiche
4. Obiettivi Generali
5 .Raccomandazioni

1. Oggetto
La proiezione verso la sponda sud del Mediterraneo ed i Balcani rivestirà  nel prossimo futuro per l’Italia e per la sua politica estera regionale una rilevanza strategica, sotto i vari aspetti sia economici che politici e culturali; pertanto una attenzione alla definizione delle tematiche della conferenza contribuirà anche alla definizione del Quadro Strategico Nazionale 2007-13, nella prospettiva della drastica riduzione delle regioni italiane inseribili nell’Obiettivo 1, per cui la nuova politica di prossimità e cooperazione avrà  un ruolo fondamentale ed in parte innovativo per il Mezzogiorno.


2. Scenari di riferimento
Lo scenario di riferimento non può non essere che quanto programmato o in corso di programmazione nei settori delle infrastrutture di mobilità e logistica ai vari livelli territoriali, ossia partendo dal basso : regionale, nazionale, comunitario, mediterraneo e globale.
Oggi infatti è impensabile ipotizzare qualunque intervento o progetto in questi settori che non sia inserito in una logica di sistema, che deve partire appunto dal livello regionale ma a sua volta fare parte del quadro complessivo nazionale italiano nelle direttrici della programmazione europea a partire delle prossime 2007-2013.

Infatti a differenza degli altri settori oggetto del programma di assistenza del MAE alle regioni, quello delle infrastrutture, in particolare di trasporto e mobilità, non può essere avulso dal contesto a scala continentale e globale, considerate le implicazioni ed interconnessioni di carattere internazionale.

Il timore è che le diverse iniziative in corso a livello regionale ed anche nazionale, se no confrontate in modo approfondito con quanto in corso negli altri paesi, limitandoci ovviamente al bacino europeo e mediterraneo, corrano il rischio di essere obsolete o superate al momento del loro completamento, data la rapidità di evoluzione dell’intero settore, guidato da logiche non solo politiche ma anche legate all’evolversi dei mercati, delle tecnologie e delle strategie degli operatori privati. 

Già le programmazioni di solo pochi anni addietro sono superate dalla rapidità di crescita di alcuni flussi commerciali, ad esempio di quelli provenienti dalla Cina ed Asia, che stanno interessando sempre di più il mediterraneo, quale porta d’ingresso all’Europa; la progressiva  de-localizzazione produttiva dal bacino mittel-europeo verso le periferie, he rimette in discussione il sistema eurocentrico dei trasporti alla base della passata programmazione comunitaria.

E’ questo un momento di evoluzione e modifica dell’intero sistema, che vede nel mediterraneo una rinnovata centralità, rafforzata anche dalle previsioni demografiche che prevedono nei prossimi decenni un forte aumento della popolazione del bacino, ed in modo particolare dei paesi della sponda meridionale con la prevedibile necessità di incremento reti di trasporti e interconnessione.

Alcuni paesi europei hanno già da qualche tempo compreso questa nuova opportunità e hanno avviato strategie e programmi di sviluppo delle infrastrutture in questa direzione, come nel caso della Spagna,con il concerto della Francia per il potenziamento non solo delle sue strutture portuali mediterranee da Algeciras a Barcellona, passando per Malaga, Alicante e Valencia solo per citare i principali, ma anche di grandi strutture logistiche e di supporto alla intermodalità, ma  anche dei collegamenti autostradali e ferroviari verso il resto dell’Europa sulla direttrice sud-nord.

Analoghi programmi, ancora fortunatamente avviati solo in parte interessano la direttrice infrastrutturale nord-sud dal bacino mittel-europeo attraverso i Balcani verso i porti della Turchia ed est-mediterraneo edel mar Nero.

Ciò è per sottolineare l’assoluta urgenza che il nostro paese, che ha indubbiamente la posizione geografica strategica e di naturale collegamento non solo nord-sud tra mediterraneo e bacino euro-centrico, si adegui in tempi brevissimi per poter assumere un ruolo di primo piano nello schema delle reti di trasporto e mobilità, altrimenti vi è il serio rischio che, considerando i tempi attuativi e di realizzazione delle opere infrastrutturali, si trovi a quel punto tagliata fuori dai grandi flussi, ormai già avviati su altre direttrici consolidate.

Deve essere preso come un campanello d’allarme la decisione della Contship, principale operatore  di gioia Tauro, di aprire un nuovo grande terminal containers ad  Algeciras, e dell’operatore facente capo a Malta Freeport di non rinnovare la concessione per il terminal di Brindisi¸è da verificare se ciò avvenga  a causa di nuove e autonome strategie aziendali ( fatto anch’esso preoccupante) o per la mancanza o ritardi nella realizzazione delle previste opere e servizi relativi ai porti: bretelle autostradali e  ferroviarie, aree industriali e per la logistica, completamento delle grandi direttrici nazionali, etc.. ossia di tutto quanto indispensabile per avere l’intera rete distributiva sino ai principali mercati.

Se quest’ultimo motivo dovesse rivelarsi esatto è evidente che la priorità dovrà essere data al completamento delle infrastrutture e servizi già programmati, poiché sarebbe inutile avviare nuove iniziative senza riuscire a trattenere gli operatori che avevano puntato sul sistema italiano; d’altronde è un dato recente ma ormai certo che il tonnellaggio complessivo delle merci movimentate nei nostri porti è in calo.

A questa conferenza euro-mediterranea l’Italia si presenta, forse per la prima volta, con uno studio programmatorio e strategico di ampio respiro e con chiaramente delineate le principali linee d’intervento, elaborato dal DI.CO.TER. del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, di concerto con quello delle Finanze e degli Esteri, denominato “CORRIDOIO MERIDIANO” che si qualifica come opera territoriale nello scenario di un Piano Strategico Mediterraneo.

Scenario di riferimento diventa quindi una riflessione su un Piano Strategico del Mediterraneo sui temi della mobilità, dell’insediamento umano e della localizzazione della produzione e dei servizi. Si tratta di interpretare e valutare le potenzialità reali e l’evoluzione possibile dei sistemi di trasporto integrato e dei nodi di scambio intermodale come infrastruttura di sviluppo del Mediterraneo.



3. Indicazioni programmatiche
Nella programmazione europea per i prossimi anni è da evidenziare il nuovo strumento di prossimità, denominato ENPI (European Neighbourhood and Partnership Instrument), il quale si applicherà ai Paesi confinanti, la cui novità sta nell’unificazione dei programmi di cooperazione transfrontaliera interessanti Stati membri e Paesi partner (Europa dell’Est e Mediterraneo). Con la conseguenza che le varie entità amministrative e territoriali partecipanti ad uno stesso progetto, potranno essere finanziate con gli stessi fondi, indipendentemente dall’appartenenza o meno all’UE.

Gli aspetti più interessanti di questo strumento sta nelle sinergie che si possono stabilire tra infrastrutture materiali ed immateriali e, soprattutto, nella creazione di un sistema globale di gestione e di controllo dei flussi di merci e di persone lungo i corridoi plurimodali e nei nodi di scambio,

L'attuazione del Corridoio Meridiano rappresenterebbe non  solo l'eliminazione delle rotture di carico lungo il tracciato, ma potrebbe nel tempo modificare la geografia dei nodi di scambio primari e secondari (sia sull'Isola che sul Continente), riequilibrando i pesi dal centro-europa al bacino mediterraneo. L'attuale disegno dei corridoi e delle autostrade del mare, infatti, è caratterizzato dalla volontà di connettere il bacino sud del Mediterraneo al centro europa, per consentire ai sistemi produttivi continentali di raggiungere i nuovi mercati africani e mediorientali o alle risorse naturali di queste aree di raggiungere i luoghi di trasformazione.

Il tracciato di un nuovo corridoio est-ovest (Cipro-Siviglia) esteso da un lato sino al Marocco e dall’altro alle coste orientali, connetterebbe direttamente luoghi mediterranei offrendo una dorsale su cui connettere lo sviluppo locale delle nazioni meridiane, offrendo uno scenario alternativo all’accordo franco-spagnolo per la costituzione di un corridoio occidentale sud-nord che taglierebbe fuori l’Italia dalle prospettive di intercettazione delle opportunità offerte dalla presenza dei flussi di risorse che attraversano il Mediterraneo.

Deve essere quindi chiaro a tutti che in questo settore le interconnessioni sono assai strette, una strozzatura ferroviaria adriatica penalizza i porti pugliesi e siciliani, ntasamenti ai valichi alpini vanificano in parte i risparmi temporali ottenuti scaricando in  Italia rispetto che arrivare sino ai porti atlantici; quindi occorre uno sforzo collettivo e senza particolarismi di tutte le regioni per rendere efficiente non un porto, un polo logistico, una regione rispetto a un ‘altra,ma tutto il sistema nazionale e le sue interconnessioni con i paesi confinanti.

Lo sviluppo della strategia nazionale e regionale nei confronti delle politiche di cooperazione nel Mediterraneo passa anche attraverso l’attuazione del Progetto n.21 “Autostrade del Mare” del Programma TEN-T. La rilevanza – e le criticità – del progetto nel ridisegno delle politiche e delle azioni di potenziamento della mobilità nell’area mediterranea è sintetizzata dall’analisi dei punti di forza e di debolezza, delle opportunità e dei rischi, descritti in dettaglio nello studio MITT; a cui si devono inoltre le iniziative comunitarie in favore dello sviluppo in mediterraneo dello SSS- Short Sea Shipping.



4. Obiettivi Generali
I principi di competitività e coesione dell’Agenda di Lisbona indicano con chiarezza che l’obiettivo da perseguire è quello di promuovere ed alimentare la nascita di un “policentrismo produttivo”, identificando, sostenendo ed incrementando nuove “centralità periferiche” che possano avere la capacità di essere le cerniere territoriali tra l’armatura europea e le nuove armature del Mediterraneo meridionale, dei Balcani, del Medio-oriente.

Nell’ambito della politica di connettività e prossimità dell’Unione Europea e dell’Area MEDA, l’attivazione di un corridoio mediterraneo intermodale est-ovest potrà essere in grado di funzionare come un redistributore di flussi, un attivatore di nuove reti ed un potenziatore di sistemi locali, contribuendo ad una più generale “ricentralizzazione” del Mediterraneo in un’ottica di riequilibrio competitivo del sistema integrato euro-mediterraneo.

Obiettivo principale dello studio del Corridoio Meridiano è, all’interno di quest’ottica, di produrre un contributo all’elaborazione di un Piano Strategico per il Mediterraneo in termini di:

  • individuazione del network di interessi, capaci di alimentare il partenariato di progetto necessario alle performances territoriali dei corridoi plurimodali;
  • individuazione delle azioni di mitigazione degli impatti negativi e di valorizzazione e promozione di quelli positivi in un’ottica di compensazione;
  • ridisegno delle politiche di sviluppo del territorio siciliano nell’ottica dei nuovi ruoli lungo il Corridoio Meridiano;
  • integrazione delle nuove strategie comunitarie in termini di potenziamento delle politiche di prossimità e di cooperazione transnazionale nel bacino del Mediterraneo, in vista della redazione del nuovo strumento di prossimità (European Neighbourhood and Partnership Instrument - ENPI)

L’attivazione di tale corridoio fungerebbe da “dispositivo territoriale” in grado di alimentare la creazione di una armatura euro-mediterranea di riqualificazione delle risorse, di sviluppo delle accessibilità e delle economie e di promozione delle eccellenze, nel quadro della redazione del Piano Strategico per il Mediterraneo capace di agire, nella fase di phasing out che caratterizzerà la programmazione dei Fondi Strutturali 2007-2013, per la definizione di politiche di convergenza verso obiettivi di sviluppo comuni dell’area MEDA fondati sull’uso equilibrato e competitivo delle risorse locali.

La prospettiva entro si cui intende agire è quella che mira a ridisegnare complessivamente le armatura di connessione e di mobilità nel bacino del Mediterraneo, contribuendo ad un riposizionamento di aree oggi “periferiche” rispetto ai grandi flussi, in un’ottica di allargamento dello scenario di sviluppo alle sponde africane e mediorientali del Mediterraneo.

Obiettivo generale è la creazione nel bacino di un sistema integrato e concertato di competitività in cui, nell’ambito di  un Piano Strategico del Mediterraneo, la nuova stagione di pianificazione strategica delle città e dei sistemi territoriali di riferimento rappresenti un’occasione per infondere nuovo impulso allo sviluppo policentrico e reticolare tramite il rafforzamento delle connessioni tra grandi reti infrastrutturali e sistemi di città e attraverso la connettività delle reti immateriali collegate alle armatura territoriali locali.

Lo sviluppo della strategia nazionale e regionale nei confronti delle politiche di cooperazione nel Mediterraneo passa anche attraverso l’attuazione del Progetto n.21 “Autostrade del Mare” del Programma TEN-T. La rilevanza – e le criticità – del progetto nel ridisegno delle politiche e delle azioni di potenziamento della mobilità nell’area mediterranea è sintetizzata dall’analisi dei punti di forza e di debolezza, delle opportunità e dei rischi, descriiti in dettaglio nello studio MITT.



5. Raccomandazioni
E’ superfluo evidenziare che qualunque intervento infrastrutturale di trasporti e mobilità che non si inserisca  nelle direttrici e strategie in materia elaborate nei diversi programmi comunitari non ha senso in una fase di crescente integrazione delle politiche settoriali tra paesi membri e quelli limitrofi inseriti nel ENPI.

Lo stesso vale per le iniziative nel settore logistico, come descritto in dettaglio a seguito, per il quale  il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha promosso la redazione del Piano Nazionale della Logistica (ex-PGT) in corso di ultimazione e del suo documento sintetico, il “Il Patto per la Logistica”, già sottoscritto dal Governo in data 1° luglio 2005.IQuest’ultimo è uno strumento innovativo in quanto si struttura non come testo normativo ma come “accordo” da sottoscrivere da parte dei soggetti rilevanti per il sistema logistico italiano (operatori di trasporto e logistica, gestori di infrastrutture, associazioni di categoria e sindacali, ecc.).

Attenzione dovrà essere anche data al settore del trasporto aereo e della logistica aeroportuale, spesso sinora trascurata, ma che proprio a causa della posizione baricentrica dell’Italia e del meridione in particolare rispetto all’intero bacino mediterraneo, presenta delle potenzialità sottovalutate  in termini di trasporto sia di passeggeri che di merci e che appunto per una più rapida infrastrutturazione  potrebbe diventare una delle reti di agevole attuazione; a questo proposito i paesi della sponda meridionale e dei Balcani hanno mostrato un rilevante interesse.

L’attenzione nei prossimi anni in tema di logistica di trasporto intermodale e di logistica (e perciò di sviluppo) deve per l’Italia necessariamente concentrarsi sul Mediterraneo che può ritornare dopo secoli ad essere un mare al centro di traffici e di opportunità di sviluppo per tutti i paesi che vi si affacciano, quelli della sponda europea, quelli del Medio Oriente e  dell’Africa mediterranea, e dei Balcani.

Da sottolineare che di pari passo, così come indicato con chiarezza anche dai principi di competitività e coesione dell’Agenda di Lisbona che per promuovere ed alimentare la nascita di un sistema produttivo policentrico è necessario sviluppare le reti immateriali  di trasmissione e scambio di conoscenza; nell’ambito degli obiettivi di questa conferenza deve essere  data attenzione a tutte quelle interconnessioni ormai indispensabili a servizio delle reti materiali di trasporto e della logistica, attraverso l’adozione di protocolli, modelli e sistemi operativi comuni e condivisi.

L’Europa, di concerto tra i suoi paesi rivieraschi dovrà dare priorità a quelle infrastrutture che possono valorizzare il Mediterraneo, dalle “autostrade del mare”, al cabotaggio e ai corridoi terrestri che toccano o attraversano i Balcani, mentre l’Italia e le singole regioni dovranno capire di avere di importanti opportunità di sviluppo e che deve essere superata in tempi brevissimi la debolezza rappresentata da una sotto infrastrutturazione  in termini di porti, di ferrovie e di strade.

Ma soprattutto la raccomandazione che emerge dalla analisi degli scenari di riferimento e delle linee guida in fase di elaborazione comunitaria, è che risulta indispensabile e non più procrastinabile una sforzo collettivo per fare si che nei settori di nostro  interesse principale, ossia le infrastrutture di trasporto e logistica, ci si possa presentare a livello non solo europeo ma dell’intero mediterraneo come un unico “sistema italia”  che quantomeno sta affrontando con consapevolezza alcune difficoltà del passato e intende presentarsi come un rinnovato interlocutore agli altri stati membri e ai paesi di prossimità.

Alla conferenza pertanto si vuole arrivare con un “ concept paper” da esternalizzare che sia per quanto possibile riepilogativo delle principali strategie ed iniziative a livello regionale e nazionale, coordinate tra loro e condivise sia tra i soggetti pubblici che dai principali operatori privati del settore.

 

 
 
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