Osservatorio sudamericano di Roberto Lovari – In Perù il 5 di Giugno il secondo turno per le presidenziali.

Le elezioni presidenziali e per il Congresso hanno mutato profondamente il quadro politico del paese.
Sembrava certo che il paese proseguisse la linea centrista e moderata di Alan Garcia e del suo predecessore Alejandro Toledo. Per alcuni mesi era stato l’ ex presidente, l’indio Quechua Toledo, che era succeduto nel 2001 a Alberto Fujimori, a guidare i sondaggi, seguito da una combattuta gara tra tre candidati per il posto per il ballottaggio del 5 di Giugno. L’ex sindaco di Lima, Luis Castaneda, si alternava per il secondo posto con Kiko Fujimori, figlia di Alberto Fujimori, in prigione con una condanna a 25 anni per violazioni dei diritti umani durante le sue presidenze (1990-2000). Inseguiva con possibilità di successo Pedro Paulo Kuczynski, già capo del governo durante la presidenza di Toledo. Con non più del 5% veniva Ollanta Humala, avversario di Alan Garcia nelle elezioni del 2006. Nazionalista di sinistra, estimatore di Chavez, aveva ricevuto il classico bacio della morte dal presidente venezuelano in fine di campagna elettorale con la dichiarazione “Se fossi peruviano voterei Humala”. Tutto questo fino a due mesi dal 10 di Aprile, poi è iniziato un processo che ha portato Humala al primo posto con il 31,7 % dei voti, la Kiko Fujimori al secondo posto con il 23%. Due personalità molto caratterizzate, definite da alcuni giornali come due populisti, uno di sinistra e l’altra di destra. Il centro, forte del 45%dei voti , è stato spazzato via. ll partito del presidente Alan Garcia, la storica Apra (Alleanza popolare rivoluzionaria americana), non solo ha visto il suo candidato rinunciare dopo pochi giorni, ma è uscito distrutto dai risultati del Congresso con solo 4 seggi su 120. Si tenga presente che, nonostante il paese abbia vissuto anche gli ultimi 10 anni con il suo vecchio male, la corruzione, il Perù è cresciuto in questi anni sempre del 6% all’anno, l’ultima previsione gli assegna il 7,5% per il 2011. Dopo la sorpresa è cominciata l’analisi del perché di questi risultati e di quale sarà il dato finale del 5 di giugno. Ancora prima del risultato del 10 Aprile, il Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa, aveva definito l’eventuale ballottaggio tra i due come una scelta tra il cancro e L’Aids.
Per Kiko Fujimori ha giocato a favore uno zoccolo duro del “fujimorismo“ del 20% di consensi e una sua indubbia capacità politica. Nelle elezioni del 2006 era stata la più votata della storia del Perù. La sua bandiera è stata e sarà: “Alberto Fujimori ha commesso errori e li sta pagando, ma ha anche sconfitto il terrorismo di Sendero Luminoso e ha salvato l’economia che aveva un’inflazione del 7600 all’anno.“ Io, dice, non farò gli errori d mio padre, ma ne svilupperò gli aspetti positivi, giuro su Dio che non gli darò l’indulto”.
Complessa la situazione e il quadro futuro di Ollanta Humala. Con decisione ha puntato su due punti: prendere i voti di quel terzo di peruviani che, non toccati dal miracolo economico, continuano a vivere con due dollari al giorno e  rendere credibile la versione “moderata” con cui si è presentato alle elezioni. Non più vestito di rosso come nel 2006, solo jeans e camicie azzurre, toni moderati anche nel parlare, non si è mai lasciato coinvolgere in polemiche accese. È andato a Brasilia alla festa del PT di Lula e si è circondato di esperti brasiliani in pubblicità. Ha ripetuto varie volte che il suo modello è Lula e non Chavez. Di fronte ai ribassi della Borsa del 10% dopo i risultati elettorali, ha dichiarato che non nazionalizzerà nulla, i soldi per i progetti sociali verranno trovati nella lotta all’evasione e alla elusione fiscale. Non ha abbandonato del tutto i toni nazionalistici dicendo che il Cile dovrebbe chiedere scusa al Perù per la guerra del Pacifico del 1879. Con grande sorpresa di tutti il sempre polemico Vargas Llosa ha dichiarato: “Senza allegria, con molti timori, voterò Humala e chiederò ai peruviani di fare lo stesso”. Humala ha subito ringraziato ricordando l’amicizia esistente tra i due. Il 5 Giugno sapremo se i peruviani sono stati convinti dal “Lula delle Ande”, come lo hanno chiamato alcuni giornali, oppure crederanno alle accuse di Kuczynsnki che afferma che la campagna elettorale è stata pagata dal Venezuela. Dimenticheranno i peruviani il passato golpista di Humala, la madre che nelle elezioni del 2006 dichiarava che per risolvere il problema morale bastava fucilare i gay? oppure il fratello Antauro in prigione con una condanna a 25 anni per un tentativo di golpe nel 2005, ordinatogli dal fratello, a suo dire? Dimenticheranno la dichiarazione fatta in Spagna nel 2009 che “il capo di Sendero Luminoso, Guzman, è un prigioniero politico”?
Il 5 di giugno avremo la risposta dei peruviani a tutte  queste domande.

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