Numero speciale di “Politica Internazionale” BRASILE : COME NASCE UNA POTENZA REGIONALE

Per decenni si era parlato del Brasile come “paese del futuro”, un paese giovane con un territorio immenso, baciato dalla natura,  ricco di risorse  e una popolazione multietnica, istruita e dal carattere gioioso. Ma sempre queste aspettative erano andate frustrate e il paese del futuro non diventava mai “presente”.
Era stato così negli anni 30 e 40 con il “boom del caffè”  e  con la “modernizzazione autoritaria” del presidente Getulio Vargas che operò per il rafforzamento dello Stato  e introdusse importanti riforme sociali.  Poi la cosa si era ripetuta negli anni 50 con la “ modernizzazione democratica” di Juscelino Kubitcheck che attraverso una  piattaforma  “sviluppista”, basata su opere pubbliche (strade e dighe, nuova capitale – Brasilia-  nel centro del Paese),  permise l’ apertura  dell’ economia brasiliana  al capitale straniero, ma associato a quello  nazionale e l’allargamento del mercato interno. Queste esperienze furono interrotte bruscamente, vittime dei propri errori o della reazione degli interessi colpiti o degli ambienti militari come avvenne nel 1964 con il  golpe che portò al governo  i generali che si alterneranno al potere  fino alla transizione democratica  nel 1984, con l’elezione di Tancredo Neves.  Da allora  è iniziata una fase complessa di assestamento sia istituzionale che economico, coronata dal successo sotto le  presidenze di Fernando H. Cardoso (1995-2002) e  di Luiz Iñacio Lula da Silva  (2003-2010), durante le quali  il Brasile ha “spiccato  il volo”, diventando da un lato una fra le economie emergenti che cresce di più e che sta trainando, insieme a Cina, India e altri paesi (i BRIC),   l’economia mondiale fuori dalla crisi,  dall’altro una potenza regionale con ambizioni globali.
Cardoso con il Plan Real  ha stabilizzato l’ economia  e abbattuto l’inflazione (va ricordata la de-indicizzazione dell’economia),  privatizzando  le maggiori imprese pubbliche. Lula  ha mantenuto le riforme di mercato, accompagnate da una oculata politica redistributiva,  investimenti in infrastrutture, in un quadro di disciplina di bilancio. Grazie all’azione di questi due presidenti, pur così diversi,  il “paese del futuro”, dopo decenni di crescita incostante e instabilità politica, sembra pronto a sviluppare il suo potenziale troppo a lungo rimasto inespresso.
Le caratteristiche chiavi del risveglio brasiliano sono : maggiori esportazioni, scoperta di nuovi giacimenti petroliferi , stabilità finanziaria, bassa inflazione, crescita degli investimenti nazionali ed esteri, crescita esplosiva della domanda interna che ha consentito di passare quasi indenne la crisi recessiva del 2008-09; stabilità istituzionale e coesione democratica. Nel 2008 il paese ha registrato un PIL pari a 1,58 miliardi di dollari, ma già nel 2010, con una crescita del 7,5% ,   ha superato i 2 mila miliardi, sorpassando l’Italia e   posizionandosi  fra le prime 10 economie del mondo.

Da 10 anni  Brasile  è cambiato  strutturalmente  sia sul piano istituzionale  che su quello economico-sociale,  sia come attore politico regionale e internazionale. Il 2010 è stato un anno elettorale e come era  previsto la candidata del PT , trainata dal presidente  Lula Da Silva (che ha chiuso il mandato con un consenso dell’83%),  Dilma Rousseff  ha vinto le elezioni anche se al secondo turno. La Roussef si è insediata il 1 gennaio 2011 alla guida di un Governo all’insegna della “continuità”. Anche se  la Rousseff avrà meno “visibilità”  di Lula è prevedibile che non   rinnegherà le politiche sin qui seguite, ma con ogni probabilità si adopererà per consolidarne i risultati.   Questo numero si propone di analizzare i mutamenti più consistenti avvenuti in Brasile sul piano politico-istituzionale,  sul piano economico sociale, culturale e sul piano internazionale.

Editoriali :     Perché occorre puntare sul Brasile (nonostante il caso Battisti)  (Gianni De Michelis)
2011 :  V Conferenza Italia America Latina e anno del Brasile (Vincenzo Scotti)
I mille volti della presenza italiana in Brasile (Gilberto Bonalumi)

Introduzione : Dopo Lula dove andrà il Brasile ? (Giancarlo Pasquini)

1.    Cambiamenti Politico- istituzionali

a)    Democrazia, presidenzialismo, istituzioni  (Bolivar  Lamounier)
b)     Il consolidamento democratico :  dalla “testimonianza” di Tancredo Neves alla leadership carismatico-popolare  di Lula   (Ruben Ricupero)
c)    Cosa cambia con Dilma Rousseff (Paolo Manzo)
d)     Centralismo versus federalismo : dalla Costituzione del 1988 che tipo di federalismo si è affermato in Brasile?
e)     Il sincretismo culturale del Brasile (Domenico De Masi)

2.    Cambiamenti economici e sociali
a)    Il mix fra Stato e mercato nella politica di Lula  (Antonella Mori)
b)    Finanza, disciplina fiscale e autonomia della Banca Centrale
c)    Le politiche sociali, la riduzione della povertà e la redistribuzione “possibile” del reddito
d)    La “nuova classe media” motore della crescita e della mobilità sociale (consistenza,  stili di consumo,  criticità  e prospettive future) (Bolivar  Lamounier)

e)    Infrastrutture e opere pubbliche (PAC – Programma di accelerazione della crescita)
f)    Le politiche pubbliche, i servizi a favore delle Piccole  imprese e Arranjos Productivos Locais (Apl) (Renato Caporali)

3.    Cambiamenti a livello regionale e internazionale
a)    La crescita di potenza del Brasile sul piano regionale e internazionale (Celso Lafer)
b)    Il ruolo del Brasile in America latina : una potenza regionale? (Marco Aurelio Garcia)
c)    Il rapporto con gli Stati Uniti e le ambizioni a giocare un ruolo globale (Ruben Barbosa)
d)    La presenza  italiana  (economica, etnico-culturale) e la sua influenza nella società brasiliana

Rubrica : ARSENALE

La tragedia di Haiti : la comunità internazionale e le emergenze umanitarie (Mounia Hajjé)

GP/Rial/ PI/gennaio 2011